"Il danno reputazionale verso queste due persone è stato fatto e qualcuno deve rimediare. Il minimo che ci si possa attendere è una chiara presa di posizione da parte dell’intero governo"

di Fiorenzo Dadò *
La polemica nata attorno alla nomina avvenuta in seno alla Sezione dell’insegnamento medio superiore (Sims), dichiarata per la seconda volta “illegittima” dal Tribunale cantonale amministrativo (Tram) – in risposta al ricorso di un docente candidato per la medesima carica – sta assumendo una brutta piega che non può essere ignorata.
Correva il mese di marzo 2024 quando il Decs aveva pubblicato un concorso per l’assunzione di una o più persone presso questa importante Sezione dell’insegnamento. Le candidature furono 54. Dopo il vaglio e la selezione effettuati dalla Sezione delle risorse umane (Sru), nel luglio dello stesso anno il Consiglio di Stato nominò due persone al 50% in job sharing, Mattia Pini e Désirée Mallè, entrambi docenti di lungo corso.
Contro questa nomina un candidato inoltrò legittimamente ricorso al Tram. Nei mesi successivi furono presentati diversi atti parlamentari per chiedere chiarimenti sulla nomina, gli ultimi in ordine cronologico per mano dei colleghi Piezzi, Sergi e Ortelli.
Il Tram si è espresso nuovamente in questi giorni in modo lapidario: quella nomina è illegittima. Sui contenuti della sentenza non abbiamo alcuna competenza per poterci esprimere, ma una considerazione politica sul pasticcio è doverosa.
Di questa spiacevole situazione si è occupata la stampa scritta e parlata, e non sono mancati articoli e prese di posizione anche sui portali online. Articoli che hanno danneggiato ingiustamente due persone, ree unicamente di aver postulato per un concorso ed essere state ritenute idonee dal Consiglio di Stato per tale funzione.
A spiccare, in particolare, le prese di posizione del sindacato Vpod docenti, sul portale Ticinoline, per penna del suo presidente Adriano Merlini e, a sostegno di Mallè e Pini, del professor Nicola Valerio con alcuni suoi colleghi. Alcuni scritti, come pure le cronache giornalistiche, hanno riferito senza riguardi i nomi di Pini e Mallè associandoli ai rimproveri del Tribunale, dando così l’impressione nell’opinione pubblica che i due docenti si fossero macchiati di chissà quale colpa.
Per contro, il Consiglio di Stato, salvo uno stringato comunicato, ha fatto rimarcare la propria assenza. È un copione già visto in altre occasioni: funzionari alla mercé delle illazioni pubbliche e il datore di lavoro silente.
In realtà Pini e Mallè, esperti nella loro materia e professionisti apprezzati sul campo, per quanto è dato a sapere hanno svolto al meglio i compiti loro attribuiti mediante il conferimento delle rispettive nomine. Per contro, da come si stanno mettendo le cose, sembrano piuttosto vittime sacrificali di una guerra politica per la mancata nomina di altri candidati più “graditi” e di diatribe interne che covano da tempo nel mondo della scuola, con ben altri obiettivi che per ora non staremo a elencare.
Ultima in ordine di tempo, una lettera di pressione sul Decs da parte di tre associazioni, nella quale si “spara” nuovamente incuranti delle conseguenze sui due funzionari, rivendicando, tra l’altro, intempestivi aumenti salariali per i docenti in un momento molto difficile sia per le finanze cantonali sia per i cittadini.
Purtroppo ai funzionari pubblici viene solitamente imposto il silenzio, quindi sarà difficile che Pini e Mallè abbiano la possibilità di difendere la loro onorabilità e le loro qualità professionali. Di fatto sono stati messi alla pubblica gogna per essere stati nominati dal Consiglio di Stato, dopo aver superato le selezioni di un concorso pubblico poi annullato dal Tram per motivi non a loro ascrivibili.
Ora il danno reputazionale verso queste due persone è stato fatto e qualcuno deve rimediare. Il minimo che ci si possa attendere è una chiara presa di posizione da parte dell’intero governo a sostegno dell’onorabilità e della professionalità dei due docenti che esso stesso ha scelto e nominato, fornendo pure una risoluzione di questo pasticcio.
La collegialità non dovrebbe valere solo per gli arrocchini, e c’è da sperare che almeno questa volta il Ticino non debba assistere all’ennesima saga dei capponi di Renzo di manzoniana memoria, dove tutti scappano dalle proprie responsabilità e a farne le spese rimangono coloro che non ne hanno colpa.
* presidente Il Centro