TRIBUNA LIBERA
"Navigazione alle FART, scelta logica. Ma il Verbano resta ingabbiato"
Niccolò Salvioni: "Il Ticino sceglie per la prima volta di trattare il lago alla stregua di una linea ferroviaria o di un autobus urbano. Ma..."
TIPRESS/GOLAY

di Niccolò Salvioni *

La decisione del Consiglio di Stato di affidare una parte della navigazione sul Lago Maggiore svizzero alle Ferrovie Autolinee Regionali Ticinesi segna una svolta istituzionale. Ma senza riforme a Berna e in sede bilaterale, rischia di restare incompiuta.

Il Cantone ha deciso: dal prossimo cambio d'orario la linea di trasporto pubblico Locarno–Tenero–Magadino (351) non sarà più gestita dalla SNL di Lugano, ma dalla FART di Locarno.

La scadenza della concessione decennale rilasciata nel 2016 ha offerto la finestra politica per ridisegnare chi governa il Verbano elvetico, e il Consiglio di Stato l'ha colta. Si tratta di una decisione cantonale, ma preavvisata favorevolmente dall'Ufficio federale dei trasporti e dal ministero italiano: non è una fuga in avanti senza Confederazione, bensì un cambio di impostazione dentro la cornice della Convenzione del 1992 e del Consorzio dei Laghi.

Non si tratta di un semplice avvicendamento. Il Ticino sceglie per la prima volta di trattare il lago alla stregua di una linea ferroviaria o di un autobus urbano: infrastruttura pubblica, pianificazione integrata, controllo cantonale diretto. Le FART – con oltre l'85% del capitale in mano a Cantone e Confederazione – incarnano esattamente questo modello.

La scelta ha una logica precisa. Dopo la crisi del 2015, quando la concessionaria italiana GGNL interruppe il servizio pubblico sul bacino svizzero, il Cantone si affidò al tandem GGNL–SNL come soluzione d'emergenza.

Quella soluzione ha mostrato i suoi limiti: SNL ha operato in posizione subordinata rispetto alla grande struttura pubblica italiana, senza infrastrutture proprie sul lago e in un contesto normativo ticinese difficile che non ha mai davvero costruito una politica di navigazione interna.

Nel frattempo, si sono accumulati anche conflitti sindacali (sul CCL dei marinai) e critiche politiche sulla trasparenza e sul modello di governance, che oggi SNL considera in parte «ingiustificate» e che la società rimette in questione nelle sue prese di posizione, rivendicando risultati positivi su Ceresio e Verbano.

Le FART potrebbero offrire continuità istituzionale e integrazione territoriale. Il rischio, però, è altrettanto reale: dovranno acquisire rapidamente know-how nautico, finanziamenti, gestire il passaggio del personale e convincere comuni rivieraschi abituati a pianificare come se il lago fosse un confine, non un corridoio.

E oggi resta non del tutto chiaro quanto esteso sarà il loro ruolo oltre la linea Locarno–Tenero–Magadino: il Governo parla di “nuovo modello di collaborazione per la parte svizzera del Lago Maggiore” e di un gruppo di lavoro GGNL–FART, ma i dettagli dell'eventuale disimpegno progressivo di SNL sul bacino elvetico e le sue tempistiche non sono ancora stati definiti pubblicamente. Nel suo ultimo intervento sulla stampa SNL parla di «esclusione inaccettabile», rivendica il lavoro svolto sul Verbano e contesta la lettura del Governo secondo cui «non sussistono più le condizioni» per proseguire la collaborazione, segno che il dossier resta politicamente aperto e non privo di tensioni.

Il vero nodo è altrove

Se un cambio di gestore possa essere necessario, questo non è sufficiente.

Il Verbano rimane ingabbiato in tre vincoli strutturali che nessun avvicendamento societario può risolvere, da solo.

Il primo è la Convenzione italo-svizzera del 1992, rimasta ferma all'epoca in cui fu scritta. La Commissione mista bilaterale che ne sorveglia l'attuazione ha natura consultiva, opera senza trasparenza pubblica e senza veri poteri decisionali. Chi siano i membri ticinesi, con quale mandato e con quali risultati, non è dato sapere.

Il secondo è la macropianificazione federale. Il Piano settoriale dei trasporti guarda quasi esclusivamente al Reno; il processo Trasporti '45, attualmente in consultazione, non integra in modo significativo la navigazione lacuale nel disegno complessivo. Il Lago Maggiore non è riconosciuto come idrovia internazionale, ma trattato come bacino complementare e marginale: questo rende difficile ottenere finanziamenti federali consistenti per nuovi progetti sul Verbano.

Il terzo è culturale. Storicamente era Magadino a fare la parte del leone come scalo principale sul Verbano, connesso con Sesto Calende e da lì verso Milano lungo fiumi e canali.

Quella cultura di navigazione è sopita da decenni, e molti piani regolatori comunali trattano ancora la riva come linea di chiusura del territorio edificabile, non come affaccio su un corridoio di mobilità.

Cosa serve ora

In questo contesto, Bellinzona ha cambiato impostazione cogliendo la finestra del rinnovo delle concessioni per spostare la regia del Verbano svizzero da una società privata-mista a un ente di trasporto pubblico regionale. Ma perché questa scelta funzioni davvero, il Cantone dovrebbe chiedere al Consiglio federale tre cose concrete:

un mandato negoziale esplicito per aggiornare la Convenzione del 1992, svecchiando il regolamento e riconoscendo il ruolo della parte svizzera nella definizione dei modelli gestionali del bacino elvetico;
l'inserimento del Verbano e del suo bacino svizzero nei piani federali come idrovia a valenza internazionale, con un capitolo dedicato nel Piano settoriale della navigazione e almeno uno studio/programma in Trasporti '45;
una riforma minima della Commissione mista, con pubblicazione della sua composizione lato svizzero, un rapporto annuale sulle raccomandazioni e una procedura che permetta alle istanze ticinesi (Cantone e Comuni dell'alto lago) di sottoporre proposte formali con obbligo di risposta motivata.
Senza queste mosse, anche le FART si troveranno a governare un lago con le mani legate da un quadro giuridico e pianificatorio pensato per un'altra epoca. Il Verbano svizzero ha bisogno di un nuovo gestore, ma - soprattutto - di una nuova rotta.

Le reazioni di SNL, che giudica la sua esclusione dal Verbano «inaccettabile», mostrano però che la partita è ancora aperta: la vera stabilità del lago dipenderà non solo dal passaggio a FART, ma dalla capacità di Cantone, Confederazione, Italia e operatori di costruire un nuovo equilibrio equamente condiviso, anziché limitarsi a spostare il baricentro da Lugano a Locarno.

* analista politico-istituzionale

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