TRIBUNA LIBERA
Cotti sul docente arrestato: "L'inerzia del Governo non tutela le istituzioni"
"Non convince l’idea prospettata dal Governo di attendere la fine dell’indagine penale prima di avviare un’inchiesta amministrativa. Il rischio è di confondere due piani che devono invece rimanere distinti"
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Carobbio e docente arrestato, Cotti: "Se il protocollo diventa una trincea"

23 AGOSTO 2026
TRIBUNA LIBERA

Carobbio e docente arrestato, Cotti: "Se il protocollo diventa una trincea"

23 AGOSTO 2026

di Giuseppe Cotti *

Quando qualcosa va storto, le istituzioni non si difendono temporeggiando. Si difendono reagendo rapidamente, facendo chiarezza e dimostrando di voler comprendere fino in fondo l’accaduto. È una questione di fiducia: quando emergono interrogativi seri sul funzionamento dell’apparato statale, le «non risposte» e i rinvii non eliminano i dubbi – rischiano di alimentarli. Più passa il tempo, più si moltiplicano ricostruzioni, interpretazioni e sospetti. Una verifica tempestiva serve anche a evitare questo.

Queste considerazioni valgono anche per il caso dell’ex docente delle scuole medie di Giubiasco, sul quale occorre essere molto chiari: l’inchiesta penale e la verifica sul funzionamento dell’Amministrazione sono due cose diverse.

La Magistratura ha il compito di accertare i fatti contestati all’ex docente e stabilire eventuali responsabilità penali. Su questo piano la politica deve restare al proprio posto e lasciare lavorare gli inquirenti.

Ma c’è un’altra domanda, che non può essere rimandata alla conclusione del procedimento penale: come sono state gestite, all’interno della scuola e dell’Amministrazione, le eventuali segnalazioni concernenti il docente?

Il DECS ha affermato che, prima dell’arresto, né la Direzione del Dipartimento né la Sezione dell’insegnamento medio avevano ricevuto segnalazioni sul suo conto. Non è questo che va messo in discussione. Anzi, proprio assumendo come corretta questa ricostruzione, l’interrogativo diventa ancora più preciso: se, come riportato dalla stampa, delle segnalazioni fossero giunte alla Direzione della sede, perché non sarebbero andate oltre? Come furono trattate? Quale seguito venne dato? E se, per ipotesi, tali segnalazioni non fossero nemmeno giunte alla Direzione della sede, occorre allora chiedersi per quale ragione e dove si sia eventualmente interrotto il flusso delle informazioni.

Queste sono tutte domande amministrative. Non serve conoscere l’esito dell’inchiesta penale per cominciare a rispondere.

Proprio per questo, non convince l’idea prospettata dal Governo di attendere la fine dell’indagine penale prima di avviare un’inchiesta amministrativa. Il rischio è di confondere due piani che devono invece rimanere distinti.

Se nel corso della verifica amministrativa emergessero aspetti suscettibili di interferire con il procedimento penale, bisognerà naturalmente coordinarsi con il Ministero pubblico. Ma questo è ben diverso dal rinviare l’intero accertamento.

Del resto, lo stesso ordinamento cantonale ammette espressamente la contemporanea esistenza di procedure diverse: la Legge sul Gran Consiglio stabilisce persino che l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta non sospende le procedure civili, amministrative o penali.

Questa inchiesta amministrativa, perciò, va avviata subito. Francamente, è già trascorso abbastanza tempo.

Oltre che tempestiva, l’inchiesta deve essere credibile. Ecco perché, se ciò che va verificato è il funzionamento interno di una catena amministrativa, dalla sede scolastica ai livelli superiori, l’accertamento dovrebbe essere affidato a una figura o a un organismo esterno e indipendente dall’Amministrazione coinvolta, con un mandato chiaro e accesso alla documentazione necessaria.

Non si tratta di cercare per forza un responsabile. Potrà benissimo emergere che le procedure sono state rispettate e che nessuno ha commesso errori. Ma solo un accertamento indipendente lo potrà dire con la dovuta autorevolezza.

Se il Governo non vorrà procedere rapidamente in questa direzione, non potremo sorprenderci se – a un certo punto – sarà il Parlamento a interrogarsi sull’opportunità di attivare gli strumenti dell’alta vigilanza.

Del resto, è esattamente a questo che l’alta vigilanza serve: a verificare, senza sostituirsi alla Magistratura e senza entrare nel merito dell’inchiesta penale, se l’Amministrazione ha funzionato secondo criteri di legalità, adeguatezza ed efficacia. La legge attribuisce espressamente questa competenza al Gran Consiglio e, in materia amministrativa, alla Commissione gestione e finanze.

Prima di concludere, c’è un ultimo punto.

L’alta vigilanza è uno strumento serio e deve rimanere tale. Negli ultimi tempi è stata invocata e attivata per vicende che pongono interrogativi sul funzionamento dello Stato e sulle responsabilità istituzionali. Proprio per questo, non può diventare un’alta vigilanza a geometria variabile.

O esistono criteri istituzionali coerenti per stabilire quando il Parlamento deve approfondire il funzionamento dell’Amministrazione, oppure la credibilità stessa dello strumento rischia di indebolirsi.

Sul caso di Giubiasco non servono processi sommari. Serve qualcosa di molto più semplice: reattività, trasparenza e un accertamento indipendente che arrivi adesso – non alla fine dell’inchiesta penale.

* deputato Il Centro

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