"E “avevano una relazione” non deve diventare l’alibi con cui assolviamo l’adulto e lasciamo sola la vittima"

di Tamara Merlo (opinione pubblicata su LaRegione) *
“Una relazione sentimentale”. È quanto sostiene l’ex docente 37enne delle Medie di Giubiasco a proposito del rapporto con la principale vittima indicata dall’accusa, una ragazza sotto i 16 anni. LaRegione ne ha dato conto in un articolo di cronaca giudiziaria che illustra la gravità delle imputazioni e interroga le responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare. Sarà il tribunale ad accertare fatti e responsabilità. Ma un principio deve essere chiaro: chiamare ‘sentimentale’ un rapporto non lo rende lecito.
Il punto non è stabilire se ci fossero sentimenti, sinceri o ricambiati. Anche se ci fossero stati, non avrebbero reso leciti eventuali atti sessuali tra un adulto di 37 anni e una ragazza sotto i 16. L’articolo 187 del Codice penale pone un limite che nessuna dichiarazione ‘d’amore’ può cancellare.
Nel passaggio della notizia da un media all’altro, sui social e nelle conversazioni quotidiane, le precisazioni possono perdersi mentre una formula rimane: “Avevano una relazione”. La tesi difensiva rischia così di diventare una spiegazione assolutoria. Come se fossero due persone sullo stesso piano. Come se la parola ‘relazione’ cancellasse l’abisso di età, potere e responsabilità. Un docente deve proteggere chi gli è affidato. Valuta, orienta, esercita autorità. La fiducia che riceve comporta responsabilità, non un’autorizzazione ad approfittare del proprio ruolo.
Questa narrazione è particolarmente pericolosa per i compagni di scuola, che potrebbero scambiare per «storia d’amore» la violazione di confini che un docente deve rispettare (e che chi vigila sulla scuola deve far rispettare). Spiegare quei confini è essenziale. Il codice di comportamento dei dipendenti cantonali vieta le relazioni intime con allieve e allievi minorenni, anche consenzienti, e le considera inappropriate anche con maggiorenni.
Le direttive del Decs sui comportamenti inadeguati riconoscono che l’abuso sessuale può consistere nello sfruttamento della propria posizione di potere. Dobbiamo liberarci dall’idea che la violenza sessuale abbia sempre il volto di uno sconosciuto che aggredisce con la forza in un luogo isolato. Può avvenire dove ci sono fiducia, affetto o dipendenza, attraverso pressioni psicologiche e abusi di potere. Non ha bisogno di lasciare lividi. Per Più Donne, parlarne chiaramente è prevenzione. I sentimenti non sono un lasciapassare per violare la legge. E “avevano una relazione” non deve diventare l’alibi con cui assolviamo l’adulto e lasciamo sola la vittima.
* deputata Più donne