Una riflessione che prende spunto dalle parole dell'ex procuratore Antonio Perugini: "Le amicizie e gli equilibri di bottega o i calcoli fatti con il pallottoliere non possono prevalere sull’interesse pubblico"

di Christian Fini *
C’è un principio che non dovremmo mai dimenticare: chi ricopre una carica pubblica non rappresenta sé stesso, ma i cittadini che gli hanno affidato un mandato.
È in questa prospettiva che le parole di Antonio Perugini, ex-procuratore pubblico, nell’intervista a «Liscio e Macchiato» sono oltremodo condivisibili. Aggiungo che una carica pubblica e politica non è un potere personale da esercitare a proprio piacimento: è un mandato fondato sulla fiducia dei cittadini. Chi lo riceve ha quindi il dovere di rispettarne la dignità, con il proprio operato e con comportamenti che non mettano in discussione quella fiducia.
Non basta dunque sostenere che un fatto non sia ancora stato giudicato, o che non costituisca necessariamente un reato, per chiudere ogni discussione. La presunzione d’innocenza va sempre rispettata. Allo stesso tempo, la responsabilità politica e istituzionale esiste anche al di fuori dei tribunali.
Chi ricopre una carica pubblica deve accettare che il proprio operato sia sottoposto a controlli rigorosi. E chi gli è accanto ha la responsabilità di intervenire quando emergono fatti rilevanti. La collegialità non può trasformarsi in una coperta sotto cui nascondere i casi scomodi e scottanti: governare significa anche avere il coraggio di affrontare apertamente le questioni e, quando necessario, segnalarle.
Se chi ha il dovere di intervenire resta in silenzio, la fiducia dei cittadini finisce per incrinarsi. Non ci si può poi sorprendere se cresce la convinzione che esistano due pesi e due misure. Le istituzioni infatti vanno tutelate facendo chiarezza, dissipando i dubbi e assumendosi le proprie responsabilità.
E da qui arriviamo alla domanda delle cento pistole che si dovrebbero fare tutti i movimenti e partiti in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: con quali criteri scegliamo le persone a cui affidare incarichi pubblici? Se vogliamo istituzioni credibili, dobbiamo mettere al centro competenza, indipendenza e senso del dovere. Le amicizie e gli equilibri di bottega o i calcoli fatti con il pallottoliere non possono prevalere sull’interesse pubblico.
Nessuna poltrona è al di sopra delle regole ergo nessun politico è al di sopra della legge. Le cariche pubbliche sono un impegno e un patto con i cittadini e chi non è disposto a rispettare il peso di tale onere dovrebbe avere il coraggio di farsi da parte.
* Libero e indipendente