Cronaca
30.03.2018 - 21:450
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Adesso parla Plein, "non lavoriamo di notte, non abbiamo infranto alcuna legge. Vogliamo trovare una soluzione con la Città ma se non ci fosse apertura siamo pronti a considerare altre ipotesi"

Lo stilista, assieme al suo direttore commerciale, commenta gli ultimi eventi da Dubai. "Non sappiamo chi ha rilasciato testimonianze, non possiamo dunque commentare le situazioni. Sono come un allenatore, scelgo chi mandare in campo, e pretendo molto. Vorremmo ampliarci, siamo pronti a farlo, però..."

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DUBAI – Lo sfogo, l’Ispettorato del Lavoro, i sindacati, i progetti futuri, le rose a Borradori. Philipp Plein, da Dubai e con a fianco il suo direttore commerciale Ennio Fontana, ha accettato di spiegare il suo punto di vista. Lo ha fatto senza filtri, un fiume di parole, in modo molto schietto e cordiale.

Come giudica le testimonianze dei suoi ex collaboratori, che vi accusano di orari impossibili, licenziamenti, eccetera?
Plein: “Sono onesto, non ho letto perché ho avuto una giornata piena di appuntamenti. Posso solo dire che non abbiamo niente da nascondere, non abbiamo segreti, siamo molto trasparenti. In ciascuna grande compagnia ci sono persone che non sono contente del lavoro. Non posso far felici tutti, posso solamente dire che non so chi sono queste persone e dunque non posso parlare delle loro situazioni specifiche. Siamo aperti a rispondere a qualsiasi domanda. Lavorare per noi è speciale, sono molto esigente e sono costretto a fare una dura selezione. È la squadra che crea una compagnia, è come nel calcio: si può avere il miglior allenatore, ma se la squadra non è forte, non si vince il campionato. Io sono nella posizione dell’allenatore che deve scegliere quali giocatori mandare in campo. Do possibilità a tutti, poi vedo cosa danno. Se uno non gioca bene, cosa devo fare? Lo tolgo dal campo, gli dico che non ha soddisfatto le mie pretese, che sono alte. Forse le persone che hanno parlato coi media hanno perso il lavoro per questo”.

Fontana: “Abbiamo centinaia di richieste tutti i giorni. Il lavoro è duro, ma la soddisfazione che hanno dei giovani ragazzi a lavorare a contatto con la proprietà e le possibilità che diamo loro non riuscirebbero a ottenerle in altre aziende. Queste posizioni di solito sono ricoperte da manager con più esperienza, ma il bello del lavoro con noi è che i giovani hanno responsabilità che altrove non avrebbero. L’età media è attorno ai 27-28 anni, con noi possono mettersi in mostra. Poi quando qualcuno perde il lavoro si esprime in quel modo, se chiede a chi lavora con noi, sfido chiunque a dire qualcosa di negativo, la chance che hanno da noi non la trovano da nessuna parte”.

Secondo voi in Ticino è necessario, per il vostro rango e per il vostro settore, un cambiamento di legge per il lavoro serale o notturno?
Plein: “Penso che non sia realmente necessario fare questi cambiamenti: noi non lavoriamo di notte. Voglio sottolinearlo, non lavoriamo la notte. Mi sono molto arrabbiato per questo, lavoriamo duro e tanto. Può capitare di avere una scadenza e dunque di tirar tardi, quando bisogna esser pronti per le consegne accade. Penso che bisognerebbe essere più flessibili in queste situazioni. Il nostro ufficio è come un acquario, ciascuno può guardare all’interno e vedere cosa succede. Potete chiedere onestamente a chi lavora se hanno finito dopo le otto o le nove. Ricordo che due anni fa due persone stavano lavorando oltre l’orario per risolvere un problema della Swisscom, dovevano finire perché le persone avevano bisogno di pc e telefono per lavorare. Cosa fai senza? Sono stati mandati a casa, nessuno ha capito la situazione e il giorno dopo 140 persone non hanno potuto lavorare. Se lo immagina? Serve flessibilità. Due persone stavano lavorando alle 23.30, è vero, ma siamo criminali? Stavamo facendo qualcosa di male? Non riesco a capire, sono arrivato in Svizzera una quindicina di anni fa, ho costruito qui la mia azienda. Lavoro anche a Turgovia, non ho mai avuto problemi. Non facciamo rumore, non disturbiamo nessuno, facciamo solo il nostro lavoro. Capita a volte di lavorare di notte, nessuno deve lavorare di notte, però succede”.

Fontana: “Siamo l’unico brand di lusso rimasto in Svizzera, perché lui lo considera svizzero. L’altra sera c’erano anche dei designer coi fornitori, ma erano lì perché a loro piace. Nella moda succede che sono loro a voler finire il lavoro, da noi la gente in gamba viene premiata e va avanti”.
Plein: “Faccio un esempio, poco tempo fa è stato fatto un evento per attirare in Svizzera aziende, in particolare con l’e-commerce. Noi facciamo tutto in Svizzera. Immagina cosa vuol dire non poter rispondere al telefono durante il weekend nella vendita perché le persone non possono lavorare? Internet non dorme mai, sette giorni su sette! Se vuoi essere aperto e attirare persone, devi dare la possibilità di adattarsi alla situazione odierna”.

Cosa rispondete ai sindacati che dicono che non perché portate soldi e posti di lavoro potete far quello che volete? Una reazione dura..
Plein: “La risposta è semplice: non faremo mai questo! Il nostro è un lavoro diverso da quelle delle banche o degli uffici ma è questa la cosa eccitante. Siamo orgogliosi dei nostri dipendenti, non collaboriamo con persone che non credono nel progetto”.

Fontana: “Philipp rispetta le leggi del lavoro, è importante per un’informazione corretta”.

Borradori ha ricevuto delle rose bianche dalla compagnia, con la richiesta di incontrarsi. Di che temi volete parlare?
Plein: “Ho sempre il piacere di incontrare i sindaci ma spesso non si riesce a organizzarsi. Dopo questa situazione ritengo sia ora di fare un passo avanti verso il sindaco. Non siamo qui per dare fastidio, per creare difficoltà al Cantone. Noi siamo qui per lavorare nella moda. Se abbiamo sbagliato, siamo pronti a chiedere scusa. Vogliamo trovare insieme delle soluzioni e vogliamo farlo insieme”.

Se non si trova una soluzione prendereste in considerazione l’idea di lasciare Lugano?
Fontana: “Ne abbiamo discusso prima. Teoricamente non vogliamo lasciare il Ticino, anzi stiamo affittando uno spazio limitrofo di 1'000 metri quadrati per portare altra operatività, uno showroom per far venire anche clientela internazionale da tutto il mondo a fare ordini a Lugano. Ma si può fare solo se non ci sono questi problemi: se un cliente viene da Dubai e il giorno dopo ha l’aereo che parte alle 6, non si può mandarlo fuori dallo showroom perché c’è un Ispettore del lavoro che controlla che alle 23 siano tutti fuori. Se non ci fosse questo tipo di apertura, ci riserviamo di pensare ad altre soluzioni”.

Paola Bernasconi
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