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Ultimo aggiornamento: 24.03.2019 22:25
Cronaca
07.01.2019 - 18:000

Identikit dei 'giovanissimi delinquenti': reati, compagnie, famiglie. "E la scolarizzazione a 18 anni..."

Il Giudice dei Minorenni del Ticino Reto Medici approva l'idea di Bertoli. Il 30% è recidivo, per il resto statistiche e suddivisioni di chi pecca contro la legge restano invariati: "È l'età evolutiva a essere impegnativa"

BELLINZONA - Reati contro il patrimonio (furti, danneggiamenti), contravvenzioni alla Legge federale sugli stupefacenti e infrazioni alla Legge federale sulla circolazione stradale: sono i principali crimini di cui si macchiano i minorenni ticinesi secondo Reto Medici, Giudice dei minorenni del Canton Ticino, interpellato in merito dal Corriere del Ticino.

Nel 2018 sono stati aperti 1.198 procedimenti penali. “L’80% degli autori di reato è maschio e ha più di 15 anni al momento del primo reato. Il 70% non ha recidive”, spiega Medici. Dunque, il rischio di recidiva non è altissimo, il 30%: vuole dire che in diversi imparano la lezione, se così si può dire.

Che ruolo hanno le compagnie e un ambiente familiare magari difficile? Gli amici sono importanti, poiché la maggior parte dei reati viene commesso in gruppo, in particolare furti, vandalismi, vie di fatto, consumo di sostanze stupefacenti, legge sulla circolazione stradale.

Per Medici, l’evoluzione della società non ha comunque mutato di molto il quadro. “La suddivisione è stabile da decenni, nonostante i cambiamenti sociali e familiari e quelli dovuti alla digitalizzazione e alla preponderanza dei socialmedia. La devianza penale è quindi correlata con l’impegnativa fase evolutiva dell’adolescenza”. Appunto, i social? A suo dire, la rete wi-fi gratuita sui mezzi di trasporto fa diminuire i reati contro persone sui bus, per esempio, ma fa aumentare quelli contro l’onore (ingiurie, diffamazione, ciberbullismo) e contro l’integrità sessuale (pornografia, coazione sessuale).

Il ruolo delle famiglie è comunque fondamentale, come il mettere delle leggi chiare. E per il Giudice, l’idea di Manuele Bertoli di aumentare l’obbligo scolastico a 18 anni può essere una carta vincente, “sarebbe auspicabile poiché si tratta di un’età in cui i giovani sono particolarmente vulnerabili”.

Per quel che concerne quella minoranza recidiva, appunto, si tratta soprattutto di ragazzi che appartengono a contesti fragili con famiglie spesso problematiche.

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