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Ultimo aggiornamento: 12.11.2019 16:55
Estero
01.03.2017 - 14:590
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Quadri, "se pagassimo la disoccupazione ai frontalieri, costerebbe ed essi godrebbero delle misure del 9 febbraio. Cosa si fa?"

Il leghista ha inviato un'interpellanza al Consiglio Federale in merito alla volontà della Commissione Europea di far pagare la disoccupazione dei frontalieri al paese dove hanno lavorato

BERNA - Se la disoccupazione dei frontalieri divenisse a carico del paese in cui essi hanno lavorato, la Svizzera si troverebbe confrontata con costi supplementari, oltre a dover, probabilmente, potenziare gli URC, con la conseguenza indiretta che anche i lavoratori di oltre frontiera beneficerebbero della legge di applicazione del 9 febbraio. Lorenzo Quadri, Consigliere Nazionale leghista, in merito ha inviato un'interpellanza al Consiglio federale. "La Svizzera dovrà pagare la disoccupazione dei frontalieri? Cosa sta facendo il Consiglio Federale per evitarlo?", si chiede. "La Commissione europea vorrebbe cambiare le regole del gioco a proposito della disoccupazione dei frontalieri. A pagare, secondo la “nuova versione” comunitaria, dovrebbe essere lo Stato in cui il frontaliere ha lavorato l’ultimo anno, e non più (come ora) quello di residenza. Oggi infatti gli oltre 314'000 frontalieri che lavorano nel nostro Paese pagano i loro contributi in Svizzera, ma ricevono le indennità dallo Stato di residenza. In cambio la Svizzera versa ai Paesi di residenza dei frontalieri un indennizzo pari a 3 mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno o a 5 mesi per chi ha lavorato di più", spiega. "Il cambiamento di paradigma ipotizzato dalla Commissione UE avrebbe conseguenze estremamente pesanti per la Svizzera, con costi di svariate centinaia di milioni di Fr all’anno a carico della Confederazione". Un problema per chi ha molti frontalieri, come il Ticino. "I Cantoni con molti frontalieri – in prima linea il Ticino dove è attivo oltre il 20% del totale dei frontalieri presenti su territorio nazionale – si troverebbero confrontati con la necessità di potenziare in modo importante gli URC, facendosi carico dei rispettivi costi aggiunti. Oltretutto, i frontalieri si iscriverebbero in massa agli URC, beneficiando così delle misure decise dalle Camere federali nell’ambito della (non) applicazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”". Dunque, le sue domande sono: "1. Come valuta il CF il cambiamento delle regole del gioco ipotizzato dalla Commissione europea in materia di disoccupazione dei frontalieri? 2. Cosa sta facendo il CF in concreto per contrastarlo? 3. È intenzione del CF avviare un dibattito interno alla Svizzera sul tema?"
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