Estero
07.10.2017 - 18:300
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

La carica dei 5'000. "Noi frontalieri piemontesi, poco tutelati dalla nostra regione. Lavoriamo soprattutto nell'edilizia, nelle fabbriche e nel commercio. Ma le strade sono impraticabili"

Il Ticino ha siglato un accordo di intesa col Piemonte, con cui c'è stato un incontro ieri. Qual è la realtà dei lavoratori che raggiungono ogni giorno la Svizzera? "Veniamo tutti dalla provincia Verbano-Cusio-Ossola, circa 1'500 persone si recano anche in Vallese".

BRISSAGO  - Siglato un accordo fra Ticino e Piemonte, che a detta dei rappresentanti della regione italiana era rimasta solo sulla carta da un po’ di tempo: commercio, turismo, energia e trasporti, formazione, cultura, tutela del territorio e dell’ambiente, salute e scienze mediche, sport, giovani e montagna.

Una problematica che sta a cuore a tutti è la viabilità, ed è stato garantito che tra il 2018 e il 2019 si metteranno in sicurezza le arterie che portano dalla provincia Verbano-Cusio-Ossola al Locarnese: prima la statale 34, poi la 337. Sempre per i trasporti, si va verso un consorzio per la Navigazione, dopo lo sciopero e le polemiche di qualche tempo fa. Inoltre, il Piemonte ha garantito il suo sostegno al Parco del Locarnese.

Ma chi sono e quali problematiche vivono i frontalieri che ogni giorno vengono dal Piemonte per lavorare in Svizzera? Esse sono diverse da quelle dei lavoratori che vengono dalla Lombardia? Ne abbiamo parlato con uno di loro.

“Siamo circa sono circa 6000, dei quali 4500-5000 in Ticino e 1300-1500 in Vallese, tutti proveniente dalla provincia VCO”, ci spiega il nostro interlocutore. “Chi lavora in Ticino lo fa prevalentemente nell'edilizia e  nelle fabbriche, dove ci sono prevalentemente donne: moltissime ragazze della provincia fanno le commesse nel commercio. Insomma, in tutti i settori di lavoro in frontalieri vanno per la maggiore anche forse perché costano meno: a guadagnare sono i datori di lavoro a discapito dei lavoratori ticinesi che ovviamente colpevolizzano il lavoratore frontaliere”. Quindi, la polemica del dumping è presente, e salta fuori subito.

Adesso è stata siglata un’intesa, c’è qualcosa che i piemontesi che vengono quotidianamente in Ticino desiderano dai Governi? “Ci sarebbe tanto da fare. Sicuramente si chiede più tutela perché il frontaliere e una risorsa per questi comuni di frontiera ed invece non vengono tenuti in considerazione: pensi che in Svizzera paghiamo i costi per la disoccupazione come i ticinesi e poi in caso di perdita del lavoro incassiamo dall’Italia le quote italiane. Questo non va bene, sarebbe giusto essere pagati direttamente dalla Svizzera che dovrebbe trattenere queste quote dai ristorni all'Italia, sarebbe una garanzia”.

Anche le strade sono un problema, e infatti ieri si è parlato molto di interventi viari. “Lle condizioni delle strade sono problematiche, soprattutto quella che porta dalla Valle Vigezzo alla frontiera di Camedo, è davvero impraticabile. Con tutti i soldi che vengono rimborsati si dovrebbe sistemare per la sicurezza di tutti!”.

Rispetti ai lombardi, i piemontesi si sentono meno tutelati. “La Lombardia tutela maggiormente i propri frontalieri mentre noi piemontesi siamo abbandonati, forse anche per scarsa conoscenza del territorio e delle problematiche. Forse come per molte altre cose i politici, o politicanti, dovrebbero chiedere a chi veramente fa la vita da frontaliere quali sono i problemi, come mi ha chiesto lei in questa intervista. Ciò che posso è dire che conosco direttamente i politici del VCO, e prima di sedersi al tavolo queste informazioni non le hanno prese”.
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