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Cronaca
25.06.2017 - 14:500
Aggiornamento: 21.06.2018 - 14:17

I misteri che ruotano attorno al caso Argo 1. Beltraminelli, "se avessi saputo avrei...". Cavallero non voleva che si sapesse che è stato in Procura. Blotti e i pagamenti non bloccati

Da stralci delle audizioni di quattro personaggi chiave emergono dubbi e contraddizioni: chi sapeva cosa? Era risaputo che la Argo 1 non avesse i dipendenti necessari? C'è chi dice sì e chi dice no...

BELLINZONA – La telenovela (o per dirla col Forum Alternativo, il B Movie) attorno alla Argo 1 prosegue. Il Caffè ha pubblicato alcuni estratti inediti delle audizioni svolte davanti alla sottocommissione preposta a far chiarezza sul mandato diretto assegnato all’agenzia di sicurezza privata.

Ci sono diversi punti che fanno sobbalzare. Da quanto dichiarato da Giovanni Cavallero, direttore del Controllo cantonale delle finanze, sentito il 23 maggio. Già nel 2016, spiega, "abbiamo rilevato disfunzioni nell’applicazione della Legge commesse pubbliche e delle deleghe per competenza. In entrata abbiamo posto domande in merito ma non abbiamo ricevuto risposta".

Il Controllo delle finanze ha segnalato un ammanco, di soli 800 franchi, alla procura, come essa aveva richiesto. E fin qui tutto bene, se non fosse che Cavallero intima ai deputati: “chiedo cortesemente, altrimenti non verrò più in audizione, di non dire ai giornalisti che sono stato convocato dal procuratore”. Come mai, cosa c’è sotto?

Uno dei personaggi discussi di questo caso è Claudio Botti, al tempo dei fatti capo della Divisione dell’azione sociale. Ha sottolineato di non volersi sottrarre alle proprie responsabilità, e ha fatto capire che la Argo è stata scelta per motivi prettamente economici.

"Il mandato non è stato formalizzato con una risoluzione governativa non per cattiva fede. Perché questa fattispecie non concerneva solo Argo1, ma tutte le altre prestazioni. Verosimilmente sarebbe bastato allestire una risoluzione generale”, ha aggiunto, spiegando che non solo nella sicurezza era stato dato un mandato diretto.

E non vuole dare colpe al Dipartimento delle Finanze, che ha sempre pagato le fatture, conoscendo la mole di lavoro all’interno del Dipartimento per cui lavora. Ma anche lì, in mancanza di una risoluzione, non sono stati bloccati i pagamenti. “Sarei stato contento se mi avessero bloccato i pagamenti. Ma non do la colpa a nessuno", sospira, aggiungendo di aver avuto molto lavoro, “è stato forse il mio errore”. E la Argo 1 aveva pagato i contributi sociali.

Si passa poi a Renato Scheurer, capo dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento. Ha ammesso che lui e Blotti erano a conoscenza del fatto che mancasse una risoluzionr governativa, per poi ritrattare negli scorsi giorni, affermando di non essere sicuro di aver capito bene la domanda. “Molto francamente Claudio Blotti e io abbiamo fatto in modo che la baracca girasse. Eravamo consapevoli che dal punto di vista formale, burocratico, amministrativo eravamo in fallo e che avremmo dovuto mettere a posto la questione, ma forse non l’abbiamo vista o classificata come priorità 1, proprio perché la cosa funzionava”, dice a un certo punto, smentendo poi il Controllo delle finanze che aveva affermato che al momento dell’inizio del lavoro della Argo 1 presso i centri essa non avesse gli otto dipendenti necessari.

Infine, c’è  l’audizione del Consigliere di Stato Paolo Beltaminelli. Che nega di essere a conoscenza degli errori, anzi più volte dice “questo l’ho saputo oggi da voi. Non sapevo niente, altrimenti sarei dovuto intervenire”. Ammette che “in effetti la modalità operativa più corretta era quella che in questo settore, passata la super emergenza, continuando la provvisorietà e l’incertezza (un’altra cosa è fare i concorsi), bisognava ratificare con una risoluzione governativa gli ordini generali. In questo senso sicuramente ho del rammarico. Però questo è quello che bisognava fare. Da lì a dirmi che consapevolmente non lo si è voluto fare, non ho fatto questo tipo di click".

Per Beltraminelli, quello della Argo 1 è più di uno scandalo, dati i reati per cui sono indagati il titolare e il presunto reclutatore ISIS. Alla domanda di Farinelli “avesse saputo che ci si era accorti degli errori, ci conferma che sarebbe andato direttamente in governo con una risoluzione?”, risponde “certamente, perché io non ho nessun motivo di non andare in Consiglio di Stato”. Nessuno gli aveva mai detto che mancava una risoluzionr governativa, “altrimenti l’avrei fatta. Per come funziona l’Amministrazione, sono i collaboratori che portano al consigliere di Stato la necessità di una risoluzione. Il consigliere non si occupa di tutti i dettagli amministrativi. Ci sono situazioni in cui non è necessaria una risoluzione. Dipende anche dalle deleghe di un Dipartimento, ecc. È evidente che loro se si sono accorti - come oggi mi dite e cosa che apprendo oggi - avrebbero dovuto arrivare da me con una risoluzione governativa in cui spiegavano il perché del ritardo".

E alla domanda se Blotti, nel caso in cui fosse stato ancora attivo nell’Amministrazione, dovesse essere rimosso, ha parlato della necessità di compiere, prima di un licenziamento, un’inchiesta amministrativa.
Cosa dire di questi verbali? Certamente ci sono dei punti su cui soffermarsi. Beltraminelli, da quanto dice, parrebbe sul serio estraneo, ed anzi consapevole degli errori compiuti e del fatto che, se avesse saputo, avrebbe agito in modo diverso. La ritrattazione di Scheurer potrebbe cambiare le carte in tavola? Difficile dirlo. Per quanto concerne Blotti, il fatto che dica che i pagamenti potevano essere bloccati, fa porre qualche domanda relativamente a chi pagava le fatture.

Poi, ci sarebbe una contraddizione riguardo alla conoscenza del fatto che la Argo 1 non aveva otto agenti: il Controllo delle finanze sembrerebbe affermare qualcosa di contradditorio rispetto a Scheurer.

E poi ci si domanda come mai il direttore del Controllo cantonale delle finanze non voleva che si sapesse che era stato convocato in Procura, e tanto meno che cosa ha detto.

Tutti, comunque, incolpano il troppo lavoro e la situazione di provvisorietà per gli errori compiuti.
Un dossier che è ben lungi dall’essere esaurito, anzi.

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