CRONACA
La moda in forte crescita, anche per le… violazioni: mancata registrazione degli orari di lavoro, superamento delle ore massime settimanali, non rispetto del riposo. E non sono previste eccezioni
Il Governo risponde a un'interrogazione di Durisch, partita qualche mese fa dopo il caso Plein. Nessuno ha intenzione di ammorbidire le regole per favorire gli stilisti, come chiesto proprio da Plein. "Esiste un'ordinanza sulle eccezioni ma non prevede deroghe specifiche nel campo della moda"
CRONACA

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30 MARZO 2018
LUGANO – Nessuna eccezione per i lavoratori nel mondo della moda, gli orari e le leggi sui lavoratori si rispettano, per tutelare la loro salute. È quello che risponde, categorico, il Governo a un’interrogazione del socialista Ivo Durisch scaturita in seguito al caso Plein.

Lo stilista, ricordiamo, si era lamentato perché un controllo dell’Ispettorato del Lavoro aveva segnalato che delle persone stavano lavorando nel suo ufficio oltre l’orario consentito: a suo dire, si stava solo mangiando una pizza. Da lì si scoperchiò un vaso di Pandora, con denunce di ex dipendenti sui metodi usati da Plein, sul suo carattere, sui trattamenti, sullo stress insostenibile di lavorare con lui. In un’intervista esclusiva al nostro portale, negò tutto, chiedendo elasticità per un settore come il suo, parlando del futuro ampliamento ma non escludendo del tutto un addio al Ticino se nessuno fosse disposto a venirgli incontro.

Ebbene, il Governo non lo è. “Lo scopo della Legge sul lavoro è quello di proteggere i lavoratori dai danni alla salute connessi alle condizioni di lavoro. Si tratta di norme di protezione imperative, che rappresentano un minimo e alle quali non è consentito derogare per contratto”, si legge nel testo. Bertini e Borradori avevano provato a ammorbidire un po’ il tutto per mantenere l’azienda di Plein?

Viene spiegato come esiste un’ordinanza che prevede eccezioni, ma “tale ordinanza di rango federale, non prevede, attualmente, deroghe specifiche per aziende attive nel campo della moda”.

Quanto è vitale, questo settore? Di sicuro è in grande crescita, con 300 posti, di cui 248 a tempo pieno, contro i 63 del 2011.

Un ramo esposto a violazioni delle norme, come specifica il Governo, dato che l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro “negli ultimi anni ha effettuato diversi controlli nel settore della moda. In generale, le non conformità rilevate vanno dalla mancata registrazione degli orari di lavoro, al superamento della durata massima settimanale, come pure al mancato rispetto delle disposizione sul riposo giornaliero e la tempestiva presentazione dei piani di lavoro”.

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