CRONACA
Transgender nell'esercito? "Servono spazi adeguati, sennò si rischiano bullismo, scherno, anche violenze e abusi"
Nash Pettinaroli, primo Consigliere comunale transgender, commenta: "Non bisogna incappare in situazioni spiacevoli. Non penso che l'esercito non voglia integrarli, sono le persone singole a preoccuparmi. Pensiamo ai ticinesi che sono presi in giro"

BELLINZONA – L’esercito presto recluterà anche le persone transessuali, una decisione che ha fatto discutere.

“Il concetto si chiama "Diversity Swiss Army" (in inglese, fra l'altro, che non è lingua nazionale fino a prova del contrario), e dunque si insiste con l'etichettare i cittadini transessuali come "diversi" (alla faccia dell'integrazione di cui l'esercito si fa vanto). In secondo luogo si tratta di un disperato tentativo per disporre di più effettivi. Al fuggi fuggi generale dei coscritti insomma si risponde non con riforme della leva ma con restrizioni sul servizio civile e con l'estensione della militarizzazione della società, così come lo sono i progetti di reclutamento forzato delle donne che regolarmente vengono messi in discussione”, ha scritto il Partito Comunista, che si dice preoccupato, anche alla luce di casi di discriminazione avvenuti con le reclute ticinesi.

Una paura che ha anche Nash Pettinaroli, che ha affrontato il percorso per diventare, da donna, uomo ed è il primo consigliere comunale transgender (ad Agno per la Lega) in Ticino, condivide. A lui abbiamo chiesto un parere sulla decisione dell’esercito,

“Sicuramente per la comunità LGBT è una notizia positiva in quanto è un altro passo verso l’uguaglianza dei diritti”, ci ha detto. “Personalmente sono favorevole alla proposta dell’esercito di aprire alle persone transessuali, ma non nascondo di essere particolarmente preoccupato”.

E ci ha spiegato perché: “Prima di tutto è necessario capire se l’esercito intende “identificare” queste persone con qualche menzione particolare sui documenti militari; in secondo luogo non riesco a immaginare come siano divisi gli spazi condivisi nei quali è presente l’aspetto intimo delle persone. Penso in particolar modo alle docce comuni, nelle quali la differenza fisica ed estetica sarà messa in evidenza; non tutte le persone transessuali si sono sottoposte all’ultimo intervento (che in Svizzera non è obbligatorio per poter cambiare i dati anagrafici) e questo potrebbe essere “un problema”. Mi riferisco alla reale possibilità di essere bullizzati, scherniti, angherizzati, prevaricati e -volendo essere eccessivi- violati e abusati”.

“Per poter aprire ai transessuali deve esistere una particolare sensibilità da parte di tutti gli attori dell’esercito e gli spazi devono essere pensati per poter tutelare la persona in questione. Allo stato delle cose non sono certo di poter trovare tutto questo all’interno dell’esercito, ma potrei sbagliarmi”, è il pensiero di Pettinaroli.

In merito alle discriminazioni, ha sostenuto che quella in atto “è un’apertura molto importante per i diritti LGBT, ma va pensata e ragionata con la massima attenzione per non incappare in situazioni veramente spiacevoli. Non voglio dire che l’esercito non abbia davvero l’intenzione di integrare i transessuali; sono le persone singole, che poi confluiscono in gruppi, a “spaventarmi”, a frenare il mio entusiasmo. Se pensiamo che già i ticinesi vengono sovente presi in giro dalla maggioranza tedesca, pensate a ciò che potenzialmente potrebbe subire colui che comunemente (ed erroneamente) viene chiamato “diverso”. Insomma: rallegriamoci, ma andiamoci con i piedi di piombo... La prevenzione deve essere talmente possente da non dover mai “curare”.

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