La coppia aggredita dai familiari delle vittime all’arrivo al campus Energypolis. Jacques insiste sulla linea difensiva: “Locale sicuro, responsabilità dei controlli alle istituzioni”. Colloquio riservato di 20 minuti con la madre di due ferite

SION (VS) – Un’arrivo ad alta tensione, un interrogatorio-fiume e, a margine, un incontro umano e riservato che si è svolto lontano da telecamere e microfoni. È quanto avvenuto tra ieri e oggi nel campus Energypolis di Sion, sede dove la giustizia vallesana sta concentrando le audizioni.
Alle 8.50: Jacques e Jessica Moretti, proprietari e gerenti del locale e indagati nell’inchiesta, arrivano all’ingresso dell’edificio. Sul posto li attendono i familiari delle vittime: secondo alcune ricostruzioni una ventina di persone, secondo altre meno di una decina. In ogni caso la protesta esplode in pochi istanti: urla, insulti, episodi di scontro fisico. Alcuni cronisti parlano di una scena “al limite dell’aggressione”.
I Moretti, accompagnati dai loro avvocati, avrebbero inizialmente tentato un accesso laterale, per poi dirigersi verso l’entrata principale. È lì che la situazione si è fatta più tesa: spintoni e offese rivolte alla coppia, con Jessica che – sempre secondo le testimonianze – sarebbe stata spinta più volte mentre provava ad avanzare. In mezzo, gli avvocati: quelli della difesa e quelli delle parti civili, colti da un evidente momento di sconcerto. Jacques, in quel frangente, è riuscito a gridare: “Mi assumerò le mie responsabilità”.
La gestione dell’ordine pubblico viene descritta come difficoltosa: in particolare si segnala l’assenza, nel momento più critico, di un cordone capace di contenere la contestazione, nonostante l’appuntamento fosse annunciato e la presenza di familiari prevista. Dopo alcuni minuti concitati, la coppia riesce a entrare nell’edificio, accompagnata dai legali.
Dal canto suo, Jacques Moretti – ascoltato dai procuratori e davanti a diverse decine di avvocati delle parti civili – ha ribadito una linea difensiva già espressa nei giorni scorsi: il Constellation sarebbe stato un locale sicuro e, se non lo era, la responsabilità ricadrebbe su istituzioni e controlli che – secondo lui – non sarebbero stati effettuati come previsto. Nel corso dell’audizione, Moretti ha risposto anche su aspetti tecnici: dall’ipotesi che il fuoco possa essere stato alimentato da un problema di ventilazione nel locale sotterraneo, alla questione degli estintori che non sarebbero stati utilizzati, fino ai materiali presenti nel sottosuolo, tra cui la spugna fonoassorbente e la colla. Su quest’ultimo punto ha raccontato un episodio inedito: per scurire alcune parti in legno “in stile chalet”, avrebbe utilizzato un cannello a fiamma, anche in prossimità della schiuma, senza che – a suo dire – si verificasse alcun incendio.
L’interrogatorio di Jacques è proseguito fino a inizio serata: per lui si è trattato del terzo interrogatorio, il secondo come imputato, con una “raffica” di domande non solo da parte dei procuratori ma anche dei legali delle vittime, ai quali il Ministero pubblico ha concesso il tempo necessario per intervenire.
Nel mezzo della giornata, durante una pausa, un fatto significativo: la madre di due delle ragazze ancora ricoverate in ospedale ha chiesto di poter parlare con Jacques e Jessica Moretti. Una richiesta che – stando a quanto riferito – era stata avanzata anche dal gerente del locale. Gli avvocati hanno quindi organizzato un incontro in una sala adiacente all’aula delle audizioni.
Del contenuto del faccia a faccia non è stato riferito nulla. “La mia cliente ha voluto parlare in privato con il signor e la signora Moretti. Non vi dirò cosa si sono detti”, ha spiegato l’avvocato Sébastien Fanti davanti ai giornalisti. “È stato un momento intenso, umanamente raro e molto importante per permettere alle persone di vedersi e scambiarsi opinioni su ciò che è successo”.
Intanto, l’inchiesta procede con un calendario serrato. L’audizione di Jacques ha permesso anche di confrontare il gerente con quanto dichiarato nei giorni scorsi dall’attuale e dall’ex responsabile della sicurezza del Comune di Crans-Montana. E con la scelta del Ministero pubblico di lasciare ampio spazio alle domande dei legali delle vittime, è prevedibile che le audizioni restino ancora lunghe e complesse.