Marco Chiesa crede che la Gioventù Socialista voglia smantellare la Svizzera. Non è assolutamente vero e in realtà non ci crede nemmeno lui, probabilmente ha paura che le menzogne su cui si basa tutta la politica razzista e xenofoba di Destra vengano smentite. Ovviamente, le nostre rivendicazioni a proposito dell'abolizione delle frontiere sono da considerarsi come progetti a lunghissimo termine, concetti con cui ci ritroveremo inevitabilmente a confrontarci in futuro. L'obiettivo principale del nostro documento programmatico è di rivedere completamente il concetto alla base del fenomeno migratorio, poiché è evidente che la situazione attuale sia insostenibile, soprattutto per le persone che effettivamente sono costrette a migrare. Uno dei punti su cui il nostro documento vuole porre l'attenzione è il riconoscimento dello status di rifugiati anche ai cosiddetti "migranti economici". È inaccettabile che si faccia differenza tra persone che muoiono per la guerra e persone che muoiono di fame, il motivo per cui una persona è costretta a migrare deve prescindere a priori. Oltre a ciò, nel nostro documento critichiamo l'assoluta casualità del luogo di nascita di un individuo. Le sorti e le prospettive di vita delle persone vengono fortemente influenzate dalla nazione in cui si nasce e ciò è fortemente in contrasto con gli ideali di uguaglianza e di pari opportunità su cui la società occidentale dovrebbe basarsi. Infine, non possiamo non sottolineare che il sistema politico ed economico in cui viviamo è il diretto responsabile della crisi migratoria che stiamo vivendo negli ultimi anni. Il capitalismo non è assolutamente compatibile con una società equa e sana. Per quanto riguarda il non sostegno della Gioventù Socialista Svizzera al Referendum Stojanovic, non possiamo far altro che accettare la decisione presa durante l'assemblea annuale. Siamo ovviamente rammaricati e altresì delusi dalla poca lungimiranza che la maggioranza dei delegati ha avuto a proposito di un tema così importante nel panorama politico nazionale. La mancanza di buone argomentazioni da parte dei contrari è forte indicatore di quanti effetti positivi questo referendum avrebbe potuto portare alla Sinistra e alla politica in generale. A prescindere dall'esito di questo referendum, il popolo non deve dimenticare che l'UDC non ha voluto sostenere un referendum contro una legge d'applicazione che loro stessi hanno criticato fortemente, perpetuando la loro strategia del vittimismo. Probabilmente, non era nei loro piani dare l'ultima parola al popolo.*membro GISO