Il coordinatore al Corriere del Ticino: “Volevo guardarlo negli occhi”. Poi apre sul futuro del Movimento, prende le distanze dall’UDC e non esclude la candidatura al Governo

Il caso Zali ha lasciato il segno nella Lega dei Ticinesi. Daniele Piccaluga non lo nasconde e, nell’intervista concessa a Gianni Righinetti del Corriere del Ticino, racconta di aver vissuto “giorni molto difficili”, segnati dalla pressione politica e mediatica ma soprattutto dal peso umano della vicenda.
Il coordinatore insiste proprio su questo punto. Di fronte agli audio che hanno coinvolto Claudio Zali e che hanno poi portato alle sue dimissioni dal Consiglio di Stato, dice di aver voluto prima di tutto incontrarlo personalmente. “Volevo guardarlo negli occhi e ascoltarlo”. Una scelta che Piccaluga rivendica pur dicendosi pienamente consapevole della gravità di quanto stava emergendo.
La posizione sul merito, afferma, non è mai stata ambigua: nessuna forma di violenza, verbale o fisica, può essere accettata. Ma il giudizio politico, secondo Piccaluga, non poteva prescindere dalla persona. Da qui la scelta di confrontarsi direttamente con Zali prima di qualsiasi decisione definitiva.
Di quell’incontro resta il ritratto di un uomo “provato, amareggiato e conscio della situazione”, che aveva già maturato l’intenzione di lasciare. Più sfumata la valutazione sul silenzio mantenuto successivamente da Zali. Piccaluga ammette che avrebbe forse potuto spiegarsi di più davanti all’opinione pubblica, ma considera quella del silenzio una decisione personale che non intende giudicare.
Ora però il tema, per la Lega, è il dopo. Piccaluga legge nella forte partecipazione all’adunata del Primo Agosto a Biasca un segnale di reazione. Parla di “legadurismo”, quasi a voler indicare una ritrovata compattezza dopo settimane che hanno messo il Movimento sotto forte pressione.
Ed è qui che si apre la partita politica vera. I rapporti con l’UDC restano freddi dopo la decisione di Piero Marchesi di presentarsi alle Cantonali con una lista separata. Piccaluga ribadisce di non aver apprezzato né i tempi né i modi dell’annuncio, arrivato proprio il Primo Agosto. Le convergenze politiche con i democentristi, precisa, potranno continuare sui singoli temi, ma gli accordi elettorali sono un’altra cosa. Anche in vista delle Federali, nulla può essere considerato acquisito.
Resta poi la questione della sua possibile candidatura al Consiglio di Stato. Piccaluga conferma che le sollecitazioni sono numerose e che la riflessione è aperta. Non vuole però trasformare l’incoraggiamento della base in una decisione automatica: una candidatura, dice, deve essere utile al Movimento e avere un senso anche sul piano personale.
Sul futuro della Lega il coordinatore insiste infatti su un concetto: il partito non può dipendere da pochi nomi. Servono squadra, sezioni e nuove energie. E proprio questa fase difficile potrebbe diventare, nella sua lettura, l’occasione per rilanciare il Movimento in vista delle Cantonali.
Nell’intervista al CdT Piccaluga chiarisce anche il rapporto con Il Mattino della Domenica. Riconosce il ruolo storico avuto dal giornale ai tempi di Giuliano Bignasca, quando Lega e Mattino erano sostanzialmente due facce della stessa realtà, ma rivendica oggi la piena autonomia politica del Movimento.
Infine, una stoccata a Fabrizio Sirica per l’eccesso di velocità a 104 chilometri orari dove il limite era 50. Piccaluga gli riconosce di aver ammesso l’errore, ma osserva che, se al suo posto ci fosse stato un esponente della Lega, probabilmente il trattamento pubblico sarebbe stato più duro. Da qui l’invito a “più misura, più umiltà e meno moralismo”.
Il quadro che emerge dall’intervista di Righinetti è quindi quello di una Lega ancora scossa dal caso Zali, ma già proiettata sulla partita successiva: ricostruire compattezza, ridefinire i rapporti con l’UDC e decidere chi dovrà guidare il Movimento verso le Cantonali.