"Il problema della politica ticinese non sono quelli che se ne vanno e poi tornano, ma quelli che non se ne vanno mai"

Dopo oltre dieci anni lontano dalla politica attiva, Sergio Savoia annuncia di fatto il suo ritorno, scegliendo di collaborare con Avanti con Ticino&Lavoro, il movimento di Amalia Mirante. Intervistato da Gianni Righinetti a La Domenica del Corriere su TeleTicino, Savoia spiega di aver concluso la sua esperienza professionale alla RSI e di essere pronto ad aprire una nuova fase.
Alla provocazione se sia una «minestra riscaldata», non si sottrae: «Sì, nel senso che non ho più vent'anni e che questo mestiere l’ho già fatto». Ma ribalta subito l'obiezione: «Il problema della politica ticinese non sono quelli che se ne vanno e poi tornano, ma quelli che non se ne vanno mai». E cita Marina Carobbio Guscetti, ricordando che la sua attività politica è iniziata nel 1991.
Savoia dice di essere cambiato perché è cambiato profondamente il mondo rispetto al 2015, mentre sostiene di avere conservato intatti i propri valori. A convincerlo a rimettersi in gioco è stata la nascita di Avanti con Ticino&Lavoro, che descrive come un movimento «dal basso», non ideologico, centrista e concentrato sui problemi concreti. La collaborazione, già iniziata, è destinata ad approfondirsi: «Voglio contribuire al successo di questo progetto».
Molto positivo il giudizio su Amalia Mirante: «Amalia è molto comunicativa, molto simpatica e ha una determinazione d’acciaio. Quando si mette in testa qualcosa va fino in fondo, non c'è niente che la fermi. Guai a sottovalutarla». Savoia considera inoltre concretamente possibile l'ingresso di Mirante in Consiglio di Stato e sostiene che l'arrivo al governo di una nuova forza politica sia ormai non soltanto realistico, ma «necessario»: cambiare semplicemente un nome lasciando immutati i partiti, afferma, «non serve a niente».
Critico il giudizio sul Partito socialista, al quale rimprovera di avere escluso per principio un'alleanza con Avanti. Secondo i suoi calcoli, quell'accordo avrebbe reso possibile, «anzi addirittura probabile», il raddoppio socialista in governo. E lancia una provocazione: «Forse Sirica e la direzione socialista preferiscono Piero Marchesi a Mirante».
Savoia rivendica anche alcune battaglie della sua precedente esperienza alla guida dei Verdi: la crescita da due a sette deputati, l'iniziativa sul salario minimo e la scelta di affrontare il tema dei frontalieri e della libera circolazione. «I problemi non sono di destra o di sinistra», afferma, rivendicando anche il proprio contributo alla vittoria dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa del 2014.
Il giudizio più duro riguarda però la crisi del Consiglio di Stato e il caso Claudio Zali, che Savoia considera la pagina più nera delle crisi politiche ticinesi degli ultimi 25 anni: «Questa le fa impallidire tutte anche a livello svizzero. L’uscita di Zali era dovuta».
Alla base del problema vede quella che definisce «logica dipartimentale»: ciascun consigliere di Stato eviterebbe di interferire nel settore degli altri secondo il principio «non metto il naso nel tuo orticello così tu non metti il naso nel mio». Una dinamica che, secondo Savoia, crea le condizioni perché esplodano situazioni come quella attuale.
È qui che arriva l'immagine più dura dell'intervista: «Il Governo ha fatto come le tre scimmiette». Il riferimento è alla metafora del non vedere, non sentire e non parlare: per Savoia, pur non avendo formalmente il potere di cacciare Zali, gli altri membri dell'esecutivo avrebbero reagito troppo tardi e con insufficiente fermezza. Il governo, sostiene, «si è mosso tardi, malvolentieri, in maniera timida e senza dare per tempo il segnale giusto alla popolazione», aspettando sostanzialmente che fosse Zali a rinunciare. Il risultato: «una perdita di credibilità catastrofica».
Da questa crisi Savoia fa discendere anche il senso politico del proprio ritorno: «Ora bisogna avere il coraggio di cambiare». A suo giudizio, quindi, la risposta non dovrebbe consistere semplicemente nella sostituzione di Zali mantenendo gli stessi equilibri, ma nell'apertura del governo a una nuova forza politica.
Sul piano personale si descrive come una persona «dritta», oggi «un po’ più vecchio e quindi un po’ più saggio». E chiude con un riconoscimento pubblico a John Noseda, definito «un grande socialista» e «un grandissimo politico che non ha avuto tutto il riconoscimento che si meritava», ringraziandolo per il ruolo importante avuto anche nella sua vita privata.