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13.10.2022 - 09:000
Aggiornamento: 09:16

Mascherine e smartworking, in Italia c'è già la bozza del documento per ripartire con le misure

Al momento, ha garantito il Ministro Speranza, quanto preparato il 30 settembre non verrà pubblicato ma si monitore la situazione. "L'evolversi della pandemia dipende anche dai comportamenti e dello stato immunitario della popolazione"

ROMA - “Il futuro della pandemia da Sars-Cov-2 non dipende solo da nuove varianti che possono emergere e sostituire quelle precedentemente circolanti ma anche dai comportamenti e dallo stato immunitario della popolazione”. Ad affermarlo è la bozza di un documento preparata dal Ministero della Salute italiano. La data? Il 30 settembre, ovvero una quindicina di giorni fa.

Nella vicina Penisola si sta già pensando dunque a una nuova ondata. E si è pronti a prendere provvedimenti nel caso avvenissero dei peggioramenti. Erano in molti a credere che con l’arrivo dell’autunno i contagi sarebbero saliti. In effetti i numeri, sia in Italia che in Ticino (con un raddoppio dei ricoveri), parlano di un’evoluzione al rialzo.

E da Roma si stanno preparando. Tuttora in vigore c’è l’obbligo delle mascherine nelle strutture sanitarie e di assistenza a lungo termine e, stando al documento, “nel caso di un sensibile peggioramento dell’epidemia, si potrà valutare l’adozione temporanea di altre misure, come il lavoro da casa o la limitazione delle dimensioni degli eventi che prevedono assembramenti”.

In sostanza, non si esclude sin da ora di tornare in smartworking e all’uso delle mascherine. Per il momento si tratta di una bozza, il Ministro Roberto Speranza ha affermato che allo stato attuale non verrà pubblicata e quindi le misure non diventeranno effettive, ma che si monitora la situazione. I provvedimenti, comunque, sono già pronti.

In Ticino è iniziata intanto la campagna vaccinale per la quarta dose. In questi giorni hanno fatto rumore le dichiarazioni di Janine Small, responsabile per i mercati internazionali della multinazionale farmaceutica, che ha affermato come il vaccino Pfizer “non è stato testato per prevenire l’infezione” anche perché “nessuno ce lo ha chiesto e in ogni caso “non c’era tempo”, parole dette davanti al Parlamento europeo.

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