Politica
09.02.2017 - 18:290
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Bignasca ne ha per tutti, «Consiglio Federale di conigli, Dadò meglio di Dimitri. Blocchiamo i ristorni!»

Tre anni dopo il voto del 9 febbraio, il leghista attacca. «Fra poco, farò impresa solo con ditte venute dall'Italia. Ve li vedete Lombardi e Regazzi fare marcia indietro? Se fossimo più vicini alle elezioni magari...»

LUGANO - Tre anni fa, la Lega (assieme all'UDC) esultava per il 68% di votanti ticinesi che approvava l'iniziativa contro l'immigrazione di massa. Oggi sarebbe dovuta entrare in vigore una norma applicativa capace di limitare il numero di immigrati che possono arrivare in Svizzera. Si sa però com'è andata, e quella che verrà applicata è una norma che piace a pochi. Abbiamo contattato il Coordinatore della Lega del Ticinesi Attilio Bignasca per parlare del tema. «Cosa ricordo del 9 febbraio 2014? Beh, avevo tre anni in meno...», scherza, poi inizia a tuonare contro tutto e tutti: sono autentici colpi di cannone! «Il problema è che come sempre la partitocrazia non è capace di interpretare i sentimenti della gente. Vedrà la Riforma III delle imprese, che doveva passare come una lettera alla posta, rischia di passare per pochi. Finché facciamo gestire certe cose da economiesuisse, da AITI, dalla Camera di Commercio, i cui dirigenti non convincono neppure le mogli a votare come vogliono loro, non andremo lontano. Il Consiglio Federale ha seguito le raccomandazioni dell'economia anche sul 9 febbraio, e un giorno capiterà ciò che è successo in America e che accadrà tra poco in Olanda». Tre anni fa, sentivate di essere vicini a una sorte di rivoluzione? «Per noi è stato importante che il risultato del Ticino ha fatto passare l'oggetto in votazione. Senza il Ticino si andava via gobbi... (che non ha nulla a che vedere con Norman, ovviamente, e ride)». Parlava di partitocrazia, dunque ce l'avete con gli altri partiti in generale? «Anche il PPD ora strilla tanto, ma aveva raccomandato di votare contro... Il referendum che vogliono lanciare? Pace all'anima di Dimitri, ma Dadò a far piroette è più forte di lui». A proposito, come pensa dell'apertura, con condizioni, dell'UDC vero il referendum? «È come credere a Gesù Bambino. Se lo vede Lombardi fare marcia indietro? O Regazzi, che ha così vicino l'economia? Romano magari sì, è più uregiatt degli altri. E poi manca troppo al rinnovo del Consiglio Nazionale e sanno che la gente ha la memoria corta. Fossero state più vicine le elezioni, poteva essere diverso...». Cosa vuole dire ai ticinesi delusi dalla legge di applicazione? «Come imprenditore soffro questa situazione da dieci anni, ed ora sono al limite. Probabilmente prima dei miei 74 anni (che compie a inizio novembre, ndr) chiuderò baracca e burattini, e farò impresa facendo venire le ditte dall'Italia, così tutti capiscono che fare impresa in Ticino in queste condizioni è impossibile». Dunque, se non è bastato il voto del 9 febbraio, bisogna rassegnarsi di fronte ai problemi che si volevano risolvere? «Per cambiare qualcosa, vanno cambiati almeno cinque membri su sette del Consiglio Federale, e dico almeno! Per ottenere qualcosa, il Ticino deve bloccare un'altra volta i ristorni». È un'intenzione della Lega, quella di bloccare i ristorni? «Non lo so, i Consiglieri di Stato sono grandi abbastanza. Se Beltraminelli segue il PPD non può dir di no, e ci sarebbe la maggioranza in Governo a favore del blocco, sarebbe l'unico sistema per muovere le acque. Sennò, Roma rompe le scatole, poi parla con Bruxelles, ma con quello che accadrà in Francia, Olanda e Germania parlare dei bilaterali a fine anno sarà come parlare del giornalino del Radaban». Crede che gli avvenimenti americani e europei possano aiutare la Svizzera ad andare nella direzione che volete voi? «Quello che succede in America e soprattutto in Inghilterra ci aiuterà. Infatti l'Inghilterra, pur non avendo subito i disastri dell'euro, lascia l'UE. Il nostro problema è che non abbiamo una May ma un Consiglio Federale di conigli».
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