"Per un momento sono riuscito a staccare lo sguardo dall’oscuro scenario internazionale e a contemplare quello del cielo..."

di Don Gianfranco Feliciani
Le foto scattate dagli astronauti a bordo della Orion, divenute il simbolo della missione Artemis II che ha portato l’uomo dove mai si era spinto prima, lasciano senza fiato. I quattro astronauti hanno potuto osservare con i loro occhi, a 406mila chilometri dal nostro pianeta e a 6.550 chilometri dal suolo lunare, il tramonto della Terra visto dal lato oscuro della Luna. Hanno visto la Luna eclissare completamente il Sole, come pure l’incredibile scintillio delle esplosioni causate da diversi asteroidi che si schiantavano sul suolo selenico.
Che meraviglia, che bellezza, che incanto. Ma insieme mi assale anche lo sgomento, con una domanda istintiva: che cosa è l’uomo in questa immensità? E penso all’Infinito di Leopardi, ai suoi "interminati spazi e sovrumani silenzi" al di là della piccola siepe. Lo spazio sconfinato, il tempo senza termine, lo scenario siderale incalcolabile con il suo silenzio profondo sono un mistero che suscita timore e stupore. Il confronto sconvolgente fra le dimensioni dell’universo e le nostre, che sono quelle di un atomo, ci spaventa e insieme ci esalta.
Sorge allora la domanda decisiva: accostandoci alle meraviglie del creato, è possibile cogliere il mistero che regge l’universo e leggervi il nome amorevole e rassicurante di Dio, come canta la Bibbia? "I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento" (Salmo 19,2). Credo proprio di sì, ma solo nella misura in cui ci lasciamo possedere e guidare dallo stupore, dal fascino della ricerca, della bellezza, della scoperta dell’immensa dignità dell’uomo, ampia come il cielo.
Poi ritorno sulla Terra, dove le guerre divampano. Il "bullo" della Casa Bianca dichiara che una civiltà millenaria sarà cancellata dalla storia dell’umanità. Ma la stupidità e la cattiveria dell’uomo possono cancellare non solo una civiltà, bensì l’intera umanità. Follia e orrore. I superbi e i violenti non guardano più il cielo. "Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore".