IL BLOG DI DON GIANFRANCO
Davide, accoltellato per 50 euro, ai suoi aggressori: "Abbiate pietà di voi"
Don Feliciani: "La potente testimonianza di questo giovane studente è una vera e propria scossa dell’anima, che dobbiamo assolutamente avvertire come un invito e un dovere alla mobilitazione dei cuori"

di Don Gianfranco Feliciani 

Avevo le lacrime agli occhi, mercoledì scorso, leggendo la riflessione di Massimo Gramellini sul “Corriere della Sera”. Il giornalista commentava la drammatica vicenda, risalente a sette mesi fa, dello studente universitario milanese Davide Simone Cavallo. Questo giovane, accoltellato da un gruppo di ragazzi per una banconota da 50 euro, ha perso completamente l’uso delle gambe. Dal letto dell’ospedale ha scritto una lettera di quindici pagine dal contenuto mozzafiato. Riporto gli stralci citati dal giornalista.

“Non odio chi mi ha ridotto così. Dovrei farlo, sarebbe logico, ma non mi riesce. Se sei in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonarlo. A quei ragazzi dico: ho compassione per voi, conosco la vostra rabbia, quel dolore immotivato frutto del non capire, non capirsi, e inevitabilmente, non essere capiti. Abbiate pietà di voi stessi, non lasciatevi definire da quel che è successo. Non siete perduti... Con tutta la rabbia che provo io, ci si potrebbe riempire un oceano. Nonostante questo, quando mi sono svegliato in ospedale amavo quel braccio libero che mi era rimasto. Se non amassi il mondo, non ci sarei voluto tornare. Sono grato di ogni istante perché ho capito una cosa: per quanto difficile sia la vita, non mi fa paura... Oltre all’uso delle gambe, ho quasi perso me stesso. Invece eccomi qua, un ragazzo come altri. Solo più fortunato, forse, e un po’ ferito. A chi ha ancora un corpo intero, suggerisco di non darlo mai per scontato. Vivete, viaggiate, amate quanto più potete e lasciate andare il male”.

Se in questo nostro mondo, confrontati come siamo con l’imbarbarimento dei rapporti umani e con la violenza cieca, rischiamo di perdere la speranza e di cadere in una sorta di pericolosa rassegnazione, la potente testimonianza di questo giovane studente è una vera e propria scossa dell’anima, che dobbiamo assolutamente avvertire come un invito e un dovere alla mobilitazione dei cuori.

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