TRIBUNA LIBERA
Rocco Cattaneo: “L’iniziativa MPS non alza i salari, crea obblighi e controlli”
Il comitato del No: “Nessun aumento salariale, ma notifiche obbligatorie e un nuovo apparato ispettivo. Spesa pubblica stimata oltre 18 milioni l’anno; le PMI rischiano un carico burocratico aggiuntivo”
TiPress / Francesca Agosta

di Rocco Cattaneo *

Per il Comitato “No alla pericolosa e inutile iniziativa dell’MPS”

“Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!”: un titolo forte, emotivo, costruito per ottenere consenso immediato. Ma tra lo slogan e il testo dell’iniziativa la distanza, secondo noi, è enorme. Ed è qui che sta il punto: il nome promette una cosa, il contenuto ne propone un’altra.

Chi si ferma al titolo può aspettarsi aumenti salariali, migliori condizioni di lavoro, nuove tutele. Nel testo, però, non c’è alcuna misura che aumenti i salari, né nuovi diritti, né correttivi concreti alle disparità.

Il cuore dell’iniziativa è invece un sistema generalizzato di notifiche e controlli: obbligo per le aziende di comunicare contratti, cambiamenti e scioglimenti; creazione di un nuovo apparato di ispezione; raccolta estesa di dati, che – a nostro avviso – non incide direttamente sul benessere dei lavoratori.

Sotto una denominazione accattivante, sosteniamo che si nasconda una macchina amministrativa pesante, costosa e invasiva. Non ci sono misure salariali, non ci sono incentivi all’occupazione, non ci sono proposte che rendano più equo o competitivo il mercato del lavoro: ci sono invece nuovi costi pubblici stimati in oltre 18 milioni di franchi l’anno, ai quali andrebbero aggiunti oneri di logistica, strutture e supporti tecnici.

Inoltre, secondo noi, non c’è un legame dimostrato con la lotta al dumping: i controlli in Ticino sono già elevati e gli abusi rilevati risultano limitati. Lo slogan parla di “rispetto per chi lavora”, ma il testo impone un carico amministrativo che rischia di sottrarre risorse proprio alle imprese che creano posti di lavoro.

Va ricordato che il tessuto economico ticinese è composto in gran parte da piccole e medie imprese: sono loro che più di tutte rischierebbero di pagare il prezzo di un nuovo obbligo burocratico, con ricadute su efficienza, investimenti e occupazione.

In sintesi: l’iniziativa dice di combattere il dumping, ma non interviene sui salari reali; dice di difendere i lavoratori, ma rischia di penalizzare le imprese, rallentare l’economia e mettere a rischio posti di lavoro. Per trasparenza verso cittadini e imprese, invitiamo a respingere una proposta che, a nostro avviso, vende un titolo ma produce soprattutto burocrazia".

* imprenditore ed ex consigliere nazionale

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