TRIBUNA LIBERA
"200 franchi bastano", Masoni: "È in gioco la nostra voce. Ecco il prezzo nascosto del taglio del canone"
La presidente della SSR.CORSI: "Che ne sarebbe del plurilinguismo svizzero? Dei posti di lavori? E di un intero tessuto professionale che oggi vive anche grazie al servizio pubblico"

LUGANO – Si è svolta martedì 10 febbraio, presso il Palazzo dei Congressi di Lugano, l’Assemblea generale straordinaria della SSR Svizzera italiana CORSI.
L’Assemblea è stata convocata a poche settimane dalla votazione federale dell’8 marzo 2026 sull’iniziativa “200 franchi bastano!”, una scadenza che potrebbe rappresentare uno spartiacque nella storia e nel futuro del servizio pubblico radiotelevisivo. Come hanno sottolineato i Consiglieri nazionali Greta Gysin e Simone Gianini, il risultato che emergerà dalle urne avrà un impatto molto rilevante sull’intero sistema mediatico svizzero e, in particolare, sulla Svizzera italiana. Per evitare l’indebolimento del servizio pubblico radiotelevisivo hanno ricordato che sarà fondamentale mobilitare la cittadinanza affinché partecipi al voto.

Di seguito il discorso pronunciato dalla Presidente della SSR.CORSI Giovana Masoni Brenni:

Care socie, cari soci, care amiche e cari amici, già lo scorso maggio, alla nostra assemblea ordinaria, avevamo scelto di non girarci dall’altra parte. Avevamo detto le cose come stanno: “la RSI è in pericolo”. Non era uno slogan. Era un grido di allarme e di aiuto.

Il 22 novembre, poi, ci siamo ritrovati in tanti. Un incontro aperto. Un momento di approfondimento. Per capire, prima ancora che per convincere. Lo avevamo detto chiaramente, parafrasando Borges: si discute per capire. In quell’occasione abbiamo messo sul tavolo fatti, dati, scenari. Abbiamo confrontato le tesi di chi è favorevole e di chi è contrario all’iniziativa di dimezzamento della SSR e quindi per noi della RSI. E da lì è partito qualcosa. Un percorso di riflessione che, settimana dopo settimana, ha acceso un dibattito sempre più intenso. Oggi, diciamolo, questo processo sta entrando nella sua fase decisiva.

Perché in queste settimane il cosiddetto prezzo nascosto del taglio del canone è emerso con chiarezza. Ed è un prezzo molto alto. Guardiamolo, questo prezzo, facendoci qualche domanda. Che ne sarebbe del plurilinguismo svizzero? Che ne sarebbe della lingua e della cultura italiana in Svizzera? Che ne sarebbe della RSI come la conosciamo oggi? Degli studi decentrati nelle regioni? Dei posti di lavoro, diretti e indiretti? Delle competenze, della formazione, di un intero tessuto professionale che oggi vive anche grazie al servizio pubblico?

La risposta è una sola: subirebbero colpi durissimi. E non è terrorismo psicologico. Sono dati. Sono cifre confermate anche da uno studio indipendente. Ma non è ancora tutto.

Perché qui non è in gioco solo un’azienda. È in gioco la nostra voce. Che ne sarebbe della narrazione della Svizzera, raccontata da noi svizzeri? Che ne sarebbe della nostra storia comune, della nostra identità, se a parlare non fossimo più noi? Lo vediamo in questi giorni sui talk show italiani, che ci stanno dando un atroce assaggio di cosa vuol dire rinunciare a un’informazione di qualità, non urlata, non scandalistica. La SSR – e per noi, la RSI – ci appartiene. E senza di essa oggi non saremmo ciò che siamo: una regione minoritaria, sì, ma di pari dignità, di lingua e cultura italiana, parte integrante di una Svizzera plurale, coesa, solidale tra regioni e culture.

E poi guardiamo il mondo in cui viviamo. Un mondo digitale controllato da pochissimi attori non statali. Un mondo instabile e geopoliticamente duro. Qualcuno l’ha chiamata l’ora dei predatori e non è un’esagerazione. Senza una voce nostra, indipendente da interessi economici o ideologici, saremmo più fragili e più esposti. In pericolo sarebbe anche la sicurezza interna del Paese. Lo ha detto chiaramente chi è responsabile della difesa nazionale. E infine, diciamolo: che senso avrebbe la nostra neutralità, senza una nostra voce credibile?

Ecco il prezzo nascosto del taglio del canone. Un prezzo che molti hanno ormai compreso e molti stanno cominciando a comprendere. Lo hanno capito i due rami del Parlamento. Il Consiglio federale. I governi cantonali, compreso il nostro.

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