Tribuna
27.01.2017 - 14:100
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Vicenda PP Nicola Corti e indipendenza della Magistratura

di Matteo Pronzini

In occasione dell’ultima seduta del Gran Consiglio ho sollevato, con una interpellanza, il problema del funzionamento della giustizia nel nostro Cantone. Le dimissioni del procuratore Corti (con uno scritto inviato all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio) e le motivazioni addotte, in particolare laddove si pone l’accento su procedure e organizzazione della giustizia che metterebbero in discussione l’indipendenza del Ministero pubblico, devono spingerci ad approfondire la discussione e la riflessione. Tali questioni non possono assolutamente essere sottratte al dibattito politico, semplicemente invocando la separazione dei poteri.  Le forme concrete con le quali viene amministrata la giustizia debbono interessare il potere politico che, per missione, ha il compito di vegliare e garantire proprio questa indipendenza. E qualora essa venisse minacciata sarebbe necessario e urgente un intervento dell’autorità politica. Vorrei sottoporre all’attenzione del Consiglio di Stato alcuni fatti concreti, di cui sono stato casuale protagonista e testimone. Fatti che interessano proprio i temi e i problemi che la vicenda del PP Corti ha clamorosamente sollevato. Richiamo, preliminarmente, alcuni fatti. In data 30 giugno 2016, per l’esattezza alle ore 10.53, inviavo per mail al Consiglio di Stato una interrogazione relativa alla Clinica Sant’Anna di Sorengo e, in particolare, alla sostituzione dei medici assistenti in sala operatoria da parte di infermiere strumentiste, denunciata dal settimanale Il Caffè. Contemporaneamente, inviavo questa interrogazione al Ministero pubblico, chiedendo di verificare se vi fosse una rilevanza penale. Poche ore dopo quell’invio, così risulta, il Procuratore generale, John Noseda, contattava telefonicamente l’avv. Edy Salmina, rappresentante legale della Clinica Sant’Anna, parte denunciata, e discuteva con lui della mia segnalazione (interrogazione). L’8 settembre 2016, la mia segnalazione al Ministero pubblico sfociava in un decreto di non luogo a procedere a firma dello stesso Procuratore generale Noseda (le ipotesi di reato vagliate erano quelle di truffa, esposizione a pericolo della vita o salute altrui e infrazione grave alla Legge sanitaria). A prescindere dal contenuto preciso della citata conversazione tra il PG Noseda e l’avv. Salmina, sul quale se del caso mi riservo di ritornare, la circostanza non può non suscitare interrogativi sul funzionamento della giustizia. In particolare si pongono due domande: 1. Il Consiglio di Stato può confermare che nell’avocare a sé il trattamento delle questioni da me sollevate nell’interrogazione del 30 giugno 2016, il Procuratore generale non sia andato oltre le sue competenze, soprassedendo alla prassi in vigore per l’attribuzione degli incarti sottoposti alla Procura? 2. Il Consiglio di Stato reputa ammissibile che  a poche ore dall’inoltro di una denuncia relativa a fatti la cui rilevanza penale non può essere esclusa a priori (tanto è vero che, per emanare il decreto di non luogo a procedere, si è dovuto far capo ad una perizia tecnica) – il procuratore generale contatti e si consulti con il legale della denunciata? Sono interrogativi, che eventualmente potrò sviluppare più nel dettaglio se sarà necessario, che necessitano, anche alla luce di quanto emerso negli ultimi giorni sul funzionamento della Giustizia in Ticino, risposte celeri e precise dell’autorità politica. Matteo Pronzini, MPS
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