Cronaca
26.09.2017 - 11:450
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

"L'avrei licenziato seduta stante". Giudici è deciso sul docente, e non si pente di aver parlato di casta, "la civica è la storia da scrivere"

L'ex sindaco di Lugano, "fosse stato un docente comunale, con me avrebbe perso il posto. Deve assumersi le sue responsabilità, ha detto cose di una gravità incredibile. Non capisco perché i professori si sono coalizzati contro la civica, spero rispettino il volere del popolo"

LUGANO – Non ha dubbi, Giorgio Giudici, finito nell’occhio del ciclone durante la campagna pre voto sulla civica per aver definito i docenti una casta: se il docente di Barbengo fosse stato uno dei suoi a livello comunale quando era sindaco, lo avrebbe licenziato.

Si aspettava un voto così largo a favore della civica, anche se auspicava una vittoria?
“Onestamente no. È un argomento molto particolare, che nella grande maggioranza della popolazione non era sconosciuto ma quanto meno non appariva in superficie, dunque avevo qualche timore. Di colpo il ticinese ha intuito che poteva essere un argomento importante per capire meglio non tanto la storia, che ormai è già scritta, ma quella futura, che è da scrivere. La civica sarà lo strumento per poterla costruire, comunicare, capire”.

Aveva definito i docenti una casta, si è pentito?
“Assolutamente no. Non si deve generalizzare, però l’atteggiamento di una parte dei docenti mi ha lasciato davvero esterrefatto. Spero solo che coloro che si sono accaniti e opposti contro la civica abbiano capito che il popolo ticinese ha votato altro e si adeguino”.

Per quale motivo i docenti, in buona parte, si sono schierati contro la civica?
“Forse dobbiamo chiederlo a loro (ride, ndr). Non lo so, ci sono delle dinamiche che mi sfuggono. Il docente deve essere quella figura che dà comunicazioni e insegnamenti, qui pareva venissero erette barricate. È stato incomprensibile, ora mi auguro solo che a livello comprensivo già a partire dal Dipartimento ci sia un’applicazione coerente di quanto il popolo ha votato”.

Ha visto, immagino, il post della discordia. Cosa ne pensa?
“Non faccio più parte del mondo dei social, che mi dà fastidio, conduce l’opinione in direzioni fuorvianti. Però ho letto degli articolo, e penso che debba assumersi le proprie responsabilità per quello che ha detto. Diventa sempre più allucinante, non si deve generalizzare, nemmeno nella casta, e fare di un’erba un fascio, ma è preoccupante che un docente esprima queste cose, lesive in un paese democratico come il nostro, fatto di numeri, che, se sono a maggioranza, decidono. Sono rimasto basito”.

Rappresenta, a suo avviso, in modo meno violento, il pensiero dell’intera categoria?
“Penso di no, sarebbe addirittura allucinante, davvero. La casta dei docenti è una classe in ordine, l’unica cosa è che una parte di loro si è coalizzata su questa vicenda strumentalizzandola, mentre con un po’ di saggezza avrebbe potuto accelerare l’insegnamento della civica, contro cui non capisco la volontà”.

A un certo punto, per quanto si sono esposti, pareva un voto pro o contro l’opinione dei docenti e non sulla civica, concorda?
“Può anche darsi, anche se non hanno avuto grande fiuto, in fondo la civica è la vera storia di un paese, quella mai scritta che cambia, mentre quella già successa ormai è fatta e non si muta”.

Cosa deve fare ora il DECS verso il docente coinvolto nel caso?
“Non posso entrare nel merito, secondo me sarà l’istanza preposta che dovrà esprimere un giudizio e capire fino a che punto è opportuno tollerare affermazioni di quel genere, di una gravità incredibile. Se fossi stato il sindaco di Lugano, e lui fosse stato un docente comunale, avesse detto qualcosa di simile, lo avrei licenziato seduta stante”.

Se il buongiorno si vede dal mattino…
“Se il confronto è con queste figure, la situazione è drammatica. Ma credo che i docenti abbiano capito che il popolo vuole qualcosa, e ora mi auguro si adeguino da quanto uscito dalle urne”.

Paola Bernasconi
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