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06.06.2018 - 10:470
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

La verità del Vescovo. "La direzione sapeva che la situazione era difficile. Ma si diceva che tanto si troverà una soluzione". Invece no. "E a chi dice che non volevamo bene al giornale..."

Monsignor Valerio Lazzeri afferma come erano sempre state comunicate le difficoltà, "ma ci sarebbe sempre stato qualcuno pronto a affermare il contrario. Abbiamo perso un centinaio di abbonati all'anno, arrivando a 7'000. Ridimensionamento? Si sarebbe solo posticipato il problema"

1 anno fa Giornale del Popolo, il veleno in coda. "C'erano un'agenzia disposta a raccogliere pubblicità, ed anche imprenditori pronti a subentrare. Ma la Curia non ha preso in considerazione nulla di tutto ciò"
1 anno fa 5 giugno, ore 10: game over sul Giornale del Popolo. "Dopo il crollo di Publicitas, era impossibile trovare le risorse necessarie, quasi 400mila franchi al mese"
LUGANO – La direzione del Giornale del Popolo, dopo la notizia del fallimento, ha attaccato la Curia: c’erano un’agenzia disposta a raccogliere pubblicità e un piano di rilancio di alcuni imprenditori, ma non sono stati presi in considerazione.

Monsignor Valerio Lazzeri risponde per le rime. Dice, attraverso il Corriere del Ticino, di star male per i dipendenti, ma che “ho compiuto il mio dovere, mettendo un argine a una frana che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi per tutti e non solo per la diocesi”. Si è trovato a dover gestire da solo il giornale, dopo che “a un dato punto, per la necessità di dare attuazione più rapida a quanto convenuto, è stato deciso un CdA di due membri, con il vescovo come presidente e un solo rappresentante del gruppo CdT. Questo ha fatto sì che, al momento in cui è parso opportuno non proseguire il cammino con il CdT, il vescovo è rimasto amministratore unico della Nuova Società, senza possibilità di condividere con nessuno la responsabilità gestionale di un’impresa che avanzava in acque minacciose e con solo la metà più uno del suo capitale azionario”.

Un compito gravoso, assunto per responsabilità verso i collaboratori e in una situazione non facile. Che lo fosse, è stato “costantemente detto, ridetto e scritto. Sempre minimizzata da parte della direzione, perché tanto qualche donatore arriverà, la diocesi ci penserà, in fondo si è sempre trovata una soluzione. La si troverà ancora. Questo è il discorso, pio ma ingannevole, che è stato perlopiù mantenuto nel tempo, perfino dopo l’avvio della procedura di fallimento... Se il vescovo avesse parlato apertamente di difficoltà così gravi, ci sarebbe stato sempre qualcuno pronto ad affermare il contrario. La percezione diffusa, del resto, era che qualcuno in Curia volesse male al GdP, cosa che posso tuttora serenamente e sonoramente smentire!”.

Anche gli abbonati calavano… “II GdP è sempre il GdP, una presenza pluridecennale fortemente radicata nel territorio e nel cuore della gente. Verissimo! Ma di fatto siamo arrivati, prima della chiusura, a 7.000 abbonati, con una perdita prevedibile di un centinaio di essi all’anno, senza il recupero di una sola unità da decenni a questa parte…”.

E ha dovuto, dice, depositare i bilanci. Non c’erano i soldi per continuare. “Ora mi si dice che sarebbe pronto un piano di ridimensionamento con contributi esterni per produrre un giornale formato ridotto, non so esattamente a quali condizioni e ancora con quali conseguenze per il vescovo o per la diocesi. Si vuole solo rimandare il problema senza affrontare la vera questione!”, tuona. Un’agonia solo rimandata, insomma, a suo dire.

La Curia ha conti trasparenti, prosegue. Insomma, non si sarebbe potuto fare altro.
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