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Ultimo aggiornamento: 17.10.2019 21:41
Mixer
20.10.2017 - 18:080
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

L'esperta, "anche solo parlare delle violenze è liberatorio. Bisogna insegnare ai ragazzi il rispetto, e che un no ricevuto non ti fa valere di meno"

L'hastag che ha raccolto storie di donne ha spopolato: ne parliamo con la consulente in sessuologia Kathya Bonatti. "Il confine è toccare il corpo fisico o mostrare i genitali senza consenso. Cosa scatta nella mente di questi uomini? Non si può generalizzare. Anche le donne picchiano i partner"

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BELLINZONA – “Cosa sia successo realmente ad Asia Argento, non lo so. Non c’ero, e non ero presente soprattutto in quella stanza. Bisogna valutare se c’è stata coazione o no”, ci spiega Kathya Bonatti, consulente in sessuologia e Life Coach, parlando del caso del momento. Noi vogliamo spostare però l’obiettivo sulle conseguenze della denuncia dell’attrice, ovvero l’hastag che ha permesso a molte donne di parlare delle violenze subite.
 
Cosa pensa dell’hastag lanciato in Internet per raccontare le proprie storie?
“Penso sia utile perché le persone che hanno subito una violenza o una tentata violenza, dove ci sia davvero una coazione, fanno bene a esprimere le sofferenze vissute. A volte non denunciano per paura delle conseguenze sociali, per la vergogna, per non subire la vittimizzazione secondaria, cioè passare da vittime a colpevoli. Fanno bene ad avere questa piattaforma dove poter sfogare il proprio malessere, anche il solo poterlo dire e dichiarare è liberatorio”.

Non si sta esagerando, magari definendo violenza anche quello che non è? Dov’è il confine tra una molestia e un comportamento semplicemente inadatto e volgare?
“Il confine c’è quando viene toccato il corpo fisico dell’altro o il presunto violentatore o molestatore mostra i propri organi genitali. Se non viene toccato il corpo, in nessun modo, né con la lingua, né con le dita, né con il pene o né qualsiasi oggetto e non vengono mostrati gli organi genitali non c’è violenza. La percezione dell’invasione è una cosa, della propria sfera, della propria libertà di vestirsi come uno vuole, ma il reato in caso di battute è certamente un altro”.

Ma davvero nel mondo i casi sono così tanti? Leggendo le storie, si avvertivano un senso di tristeza e di squallore infiniti.
“Innanzitutto bisogna comprendere che la sessualità è una delle energie che muove il mondo. Può essere utilizzata bene, con consenso, in piena libertà dagli esseri umani, ma se non viene consapevolizzata, non viene incanalata, non c’è rispetto e non c’è responsabilità può creare grande dolore. Sono comunque pulsioni che esistono”.

Come deve fare una famiglia a educare un figlio maschio affinché non arrivi a certi estremi?
“La prima forma di rispetto sono appunto i genitori a doverla insegnare. Bisogna spiegare che per toccare l’altro o per mostrare organi genitali ci vuole il consenso dell’altra persona.  Va anche specificato che bisogna accettare la frustrazione, ogni essere umano può dire no, è libero di dirtelo, e non per questo ci si deve sentire inferiori o credere di valere di meno”.

È sempre stato così o il fenomeno è aumentato negli ultimi tempi?
“È sempre stato così, anche camminando per strada ci sono persone che hanno meno sovrastrutture e esprimono quello che in quel momento provano. La differenza è che ora il tutto viene amplificato dai media, dai social, dalle app. Può capitare che in una chat di incontri arrivi a inviare senza consenso la foto del proprio pene, non va bene. C’è sicuramente una parte di esibizionismo, è fiero del proprio organo genitale: non c’è nulla di male, la scorrettezza sta nell’inviarlo all’altra persona senza autorizzazione o senza avvertirla”.

Perché questi uomini si sentono autorizzati a fare violenza? Che meccanismo scatta in loro?
“Bisognerebbe chiederlo a chi compie la violenza sessuale. Considerano l’altro un oggetto e non hanno rispetto. È un oggetto finalizzato al soddisfacimento del proprio piacere, che sia consenziente o meno. Se chi compie il reato è sadico gode nel fare del male e nel vedere la sofferenza dell’altro, ma va valutato caso per caso. Esiste infatti il profilo del violentatore che viene fatto di ciascuna persona. Ci sono patologie legate a questi sex offenders, come vengono chiamati. Qualcuno addirittura si illude che l’altra persona sia innamorata e consenziente, anche se la violentano. Non si può generalizzare”.

Esistono anche violenze di donne su uomini? Non se ne parla mai.
“Gli uomini agli uomini molte, le stesse che infliggono alle donne. Donne agli uomini dal punto di vista sessuale no, ma quelle che picchiano i partner sono in aumento. Pochi ne parlano perché gli uomini si vergognano a denunciare. Chi va a dire che è stato picchiato dalla propria donna, vedono una sorta di sudditanza e di debolezza in questo. E ci sono uomini che picchiano uomini e donne che picchiano donne. Fare un hastag per loro? Se ne sentono la necessità perché no”.

Adesso anche Federica Pellegrini ha esortato le atlete a denunciare se hanno subito violenze. Sport e spettacolo sono mondi più a rischo?
“Ci provano in tutte le professioni, è trasversale. Nell’ambiente dello spettacolo, del cinema, della moda si ha un ricatto a fini lavorativi. Ci possono provare il medico con l’infermiera, l’avvocato con la segretaria, il direttore del supermercato con la commessa: nello spettacolo ciò che è condannabile è il ricatto al fine di far ottenere per esempio una parte. Oltretutto ci sono sempre nuovi provini, nuovi spettacoli, nuovi film, e ci sono molte più persone che gravitano attorno al mondo rispetto a uno studio o a un ospedale, sempre nuove prede per queste persone”.

Avevo letto di una donna che ha accompagnato la figlia 13enne a un casting e ha acconsentito di farla posare in intimo. Qual è il ruolo dei genitori in questi casi e cosa consiglia a chi ha figli che vogliono avvicinarsi allo spettacolo?
“In questo caso utilizzi tua figlia per altri scopi, sei consenziente, mentre una minorenne non sempre sa valutare ciò che è meglio per sé. Per legge comunque i giovanissimi devono essere accompagnati: i genitori possono sorvegliare e spiegare che avere un rapporto sessuale con una persona che non piace è un graffio per l’anima, che vanno valutati i comportamenti sapendo i rischi che si corrono. Anche una carriera meravigliosa non vale il dolore di aver avuto un incontro sessuale con qualcuno con cui non si voleva. Bisogna avere chiaro qual è il confine, quali sono i pericoli e che si può dire di no. A volte anche i genitori non si rendono conto di a che cosa espongono i figli, non andrebbero portati troppo giovani in una realtà piena di persone che utilizzano gli altri per il proprio piacere. E non penso solo al sesso, pensiamo a una madre che aveva fatto fare molti interventi chirurgici per far essere la figlia perfetta per i concorsi. Assurdo”.


Paola Bernasconi
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