A oltre un mese dall'incidente nella vecchia centrale idroelettrica di Piotta, gli specialisti forensi di Zurigo hanno individuato la causa della deflagrazione. Restano da chiarire la quantità e la provenienza della sostanza esplosiva

È stata della polvere nera a provocare l'esplosione che lo scorso 9 settembre ha ucciso due collaboratori dell'Azienda elettrica ticinese (AET) nella vecchia centrale idroelettrica del Ritom, a Piotta. A oltre un mese dalla tragedia, gli accertamenti scientifici hanno permesso di individuare la causa della deflagrazione. Ma restano ancora da chiarire due aspetti fondamentali: quanta polvere nera fosse presente nell'impianto e, soprattutto, da dove provenisse.
Lo comunica il Ministero pubblico, facendo il punto sull'inchiesta coordinata dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni. Nelle ultime settimane sono stati disposti complessi approfondimenti tecnici per ricostruire l'origine e la dinamica dell'incidente, anche attraverso l'analisi delle tracce raccolte dalla Polizia scientifica in collaborazione con il Forensisches Institut (FOR) di Zurigo.
È proprio dalla relazione preliminare trasmessa nei giorni scorsi dagli specialisti zurighesi che emerge il nuovo elemento investigativo: l'esplosione è riconducibile a un quantitativo di polvere nera, la cui entità esatta dovrà essere ancora determinata. Ulteriori verifiche dovranno accertarne la provenienza e ricostruire le circostanze che hanno portato alla deflagrazione.
La polvere nera, conosciuta anche come polvere da sparo, è una miscela esplosiva tradizionalmente composta da nitrato di potassio, carbone e zolfo. Il suo impiego è storicamente legato agli esplosivi e alla pirotecnica. La scoperta apre dunque interrogativi importanti sulla presenza di una sostanza di questo genere all'interno di una centrale idroelettrica. Per il momento, tuttavia, non è possibile stabilire come vi sia arrivata, da quanto tempo si trovasse nell'edificio e che cosa ne abbia provocato l'innesco.
Il Ministero pubblico precisa che l'inchiesta prosegue e che, considerati gli atti istruttori ancora in corso, non verranno rilasciate ulteriori informazioni.
La tragedia del 9 settembre
Era la mattina del 9 settembre quando una violenta esplosione sconvolse la vecchia centrale idroelettrica del Ritom, nel territorio comunale di Quinto. Due collaboratori dell'Azienda elettrica ticinese si trovavano all'interno dell'impianto per svolgere le mansioni loro assegnate quando si verificò la deflagrazione che costò loro la vita.
La tragedia suscitò profonda commozione in tutto il Cantone, colpendo in particolare il personale dell'AET e delle Ferrovie federali svizzere, proprietarie della centrale.
Il direttore dell'Azienda elettrica ticinese Roberto Pronini e il responsabile Energia delle FFS Nicolas Ecoffey si dissero "profondamente scossi dall'accaduto", rivolgendo un pensiero di vicinanza ai familiari dei due lavoratori.
Le due aziende assicurarono immediatamente la massima collaborazione con le autorità incaricate delle indagini, annunciando anche l'intenzione di analizzare quanto accaduto per comprenderne le cause e trarre tutti gli insegnamenti necessari.
Il cordoglio del Governo e la denuncia dei sindacati
Anche il Consiglio di Stato reagì alla notizia, appresa, come sottolineò in una nota, "con immensa tristezza e sgomento". A nome dell'intera popolazione ticinese, il Governo espresse cordoglio, vicinanza e solidarietà alle famiglie delle persone decedute, rivolgendo un pensiero anche ai colleghi delle vittime e a tutte le persone coinvolte direttamente o indirettamente nella tragedia.
Al dolore si aggiunse la dura presa di posizione dell'Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa e delle sue federazioni. "Di fronte all'ennesima tragedia sul lavoro, al cordoglio si aggiunge la rabbia", affermò l'USS.
Secondo i dati citati dal sindacato, con le due vittime del Ritom erano salite a quattro le persone che nel corso del 2026 avevano perso la vita sul posto di lavoro in Ticino. Una situazione che, secondo l'organizzazione sindacale, imponeva una riflessione sulla sicurezza e sulla prevenzione degli infortuni professionali.
Una centrale storica e le domande ancora aperte
La tragedia si consumò in un impianto strettamente legato alla storia dello sfruttamento idroelettrico della Leventina e all'approvvigionamento energetico delle Ferrovie federali. La vecchia centrale del Ritom, entrata in funzione oltre un secolo fa, ha rappresentato per decenni un'infrastruttura fondamentale per l'alimentazione della rete ferroviaria del San Gottardo.
L'inchiesta si è rivelata particolarmente complessa. Gli investigatori hanno dovuto esaminare le tracce lasciate dall'esplosione e ricostruire le attività in corso al momento dell'incidente.
L'individuazione della polvere nera rappresenta ora un importante passo avanti, ma non chiude l'indagine. Resta infatti da stabilire perché quella sostanza si trovasse nella centrale, in quali circostanze sia stata eventualmente introdotta o depositata e quale evento ne abbia provocato l'esplosione.
Solo la ricostruzione completa della dinamica potrà consentire agli inquirenti di valutare anche eventuali responsabilità.
Per le famiglie delle due vittime, per i colleghi e per le comunità profondamente colpite dalla tragedia, la risposta alla domanda fondamentale resta dunque ancora da trovare: come è stato possibile che una normale giornata di lavoro si trasformasse in una catastrofe costata due vite?