CRONACA
Dal caso Zali alla tragedia del Ritom... i fatti della settimana
Uno sguardo su alcuni temi che hanno tenuto banco negli ultimi giorni sul fronte della cronaca e della politica
POLITICA

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Morire imparando un mestiere

La settimana ticinese porta anzitutto il peso di una tragedia. Mercoledì mattina, nella vecchia centrale del Ritom, un’esplosione seguita da un incendio ha ucciso due dipendenti dell’Azienda elettrica ticinese: un elettricista di 55 anni, da 35 in AET e formatore di apprendisti, e un ragazzo di appena 18 anni ancora in formazione, Damiano Braga.

Due generazioni unite dallo stesso lavoro e travolte mentre erano impegnate nel collegamento fra la vecchia centrale e il nuovo impianto. Sarà l’inchiesta a stabilire che cosa sia accaduto nel cunicolo, posto sotto sequestro, e se vi siano state carenze tecniche o procedurali. Prima delle risposte vengono il dolore delle famiglie e il cordoglio di un intero Cantone. Ma poi dovranno arrivare le domande: sulla sicurezza nei cantieri ad alto rischio, sulla tutela degli apprendisti e sui controlli. Anche perché la nuova centrale avrà un ruolo strategico per la rete cantonale e per l’approvvigionamento ferroviario del Gottardo.

Casse malati, una tassa ormai insostenibile

Non è ancora una decisione ufficiale, ma la previsione basta a far tremare i bilanci familiari: nel 2027 i premi di cassa malati potrebbero aumentare mediamente del 4,5-5%, con punte individuali molto più elevate. Franco Denti ha osservato che persino un rincaro entro questa fascia sarebbe ormai insostenibile.

Il dato definitivo arriverà dall’Ufficio federale della sanità pubblica. Ma il problema politico è già sul tavolo: quanto può ancora sopportare una famiglia ticinese dopo anni di aumenti? Il premio sanitario si somma agli affitti, all’energia e alla mobilità. E il punto non è soltanto conoscere la percentuale del prossimo rincaro, ma capire quanto resterà realmente a carico delle economie domestiche dopo i sussidi e l’applicazione delle iniziative cantonali per la riduzione dei premi.

Caso Zali, il processo alla politica

Sul fronte giudiziario, questa settimana non sono emersi nuovi sviluppi decisivi nel procedimento contro Claudio Zali, che respinge le accuse e beneficia pienamente della presunzione d’innocenza. Si è però allargato il processo politico intorno alla vicenda.

L’avvocato Emanuele Stauffer ha chiamato in causa l’intero Consiglio di Stato, invitando tutti i ministri a farsi da parte. L’ex giudice Francesca Verda ha parlato della paura di esporsi e del ruolo svolto da “certa stampa”. L’MPS sostiene che non sia possibile voltare pagina senza chiarire responsabilità e silenzi, mentre i Verdi liberali hanno chiesto se l’intervento attribuito a Zali presso l’EOC sia stato un episodio isolato o una prassi.

Fiorenzo Dadò aveva già descritto quello attuale come “uno dei periodi più bui” della storia ticinese, sostenendo che il caso non possa essere ridotto alla condotta di una sola persona. È questo il nodo destinato a restare: non soltanto che cosa abbia fatto Zali, materia degli inquirenti, ma come abbiano funzionato attorno a lui il Governo, i partiti, l’amministrazione e gli enti pubblici.

Galoppini e schede elettorali

In questo clima si inserisce l’offensiva di Tuto Rossi contro la raccolta sistematica delle schede di voto. Il deputato UDC ha depositato un’iniziativa parlamentare, una mozione e un’interpellanza per contrastare una delle pratiche più tollerate e meno confessate della politica ticinese.

Secondo Rossi, scandali e crisi istituzionali sarebbero la conseguenza di un sistema clientelare alimentato anche dal controllo dei pacchetti di voti. È una tesi politica, non un fatto accertato. Ma ora è accompagnata da proposte sulle quali i partiti dovranno pronunciarsi. La verifica decisiva riguarderà la loro applicabilità, la compatibilità con il voto per corrispondenza e la possibilità di controllarne davvero il rispetto.

I Bilaterali visti dal confine

A Bruxelles, la Commissione esteri del Parlamento europeo ha approvato i Bilaterali III con 51 voti favorevoli, tre contrari e nove astensioni. Per l’Unione europea il nuovo pacchetto di accordi è dunque avviato verso la ratifica. In Svizzera il percorso politico e popolare sarà assai più lungo e combattuto.

L’UDC parla già di “trattato di sottomissione”; i sostenitori vedono invece negli accordi la garanzia dell’accesso al principale mercato della Svizzera. Dal Ticino il dossier assume contorni particolari: frontalieri, protezione dei salari, appalti e libera circolazione non sono concetti astratti, ma realtà quotidiane. Il confronto dovrebbe perciò partire dalle conseguenze concrete per lavoratori e imprese di frontiera, andando oltre gli slogan di entrambi gli schieramenti.

Più camion, meno case vuote e sempre più caldo

I numeri della settimana raccontano infine tre trasformazioni strutturali. Il trasporto ferroviario delle merci attraverso le Alpi è cresciuto del 3,1%, ma quello su strada del 7%. La quota della rotaia è scesa al 68% e nel 2026 si potrebbe tornare sopra il milione di autocarri: un arretramento che riguarda direttamente l’asse del Gottardo.

Diminuiscono intanto gli alloggi vuoti. In Ticino il tasso di sfitto è sceso di 0,14 punti, fermandosi all’1,78%. Resta superiore alla media nazionale, ma segnala un mercato che si sta restringendo, soprattutto per chi cerca appartamenti a prezzi accessibili.

E poi il clima: quella del 2026 è stata l’estate più calda dall’inizio delle misurazioni. Locarno-Monti ha registrato 50 notti tropicali, mentre fra aprile e agosto è caduto appena il 61% delle precipitazioni normali. Non più un’anomalia meteorologica, ma una questione sanitaria, agricola, economica e urbanistica con la quale anche il Ticino dovrà imparare a fare i conti

 

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