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26.09.2022 - 11:020

È scoccata l’ora del solare in alta quota. Rocco Cattaneo: “Il Ticino deve darsi una mossa”

“Cosa aspettiamo? I baroni dell’elettricità d’Oltre Gottardo? Abbiamo anche noi i mezzi e le conoscenze tecniche per realizzare questi progetti”

BERNA/BELLINZONA - Il Consiglio degli Stati ha dato il via alla “offensiva dell’energia solare”: ha infatti deciso la scorsa settimana che la Svizzera dovrà aumentare entro il 2035 la produzione di energia solare ed eolica fino a raggiungere una quota di produzione di 35 terawattora all’anno. Quest’anno per dare un’idea il solare produrrà attorno ai 4 terawattora. In special modo ha deciso di promuovere con procedure facilitate la realizzazione di grandi impianti di produzione fotovoltaica, in modo particolare quelli in alta quota con un’ottima produzione invernale. Manca ancora l’approvazione del Consiglio nazionale prevista durante questa settimana.   

“Non c’è tempo da perdere – commenta il consigliere nazionale Rocco Cattaneo -. Il Ticino deve entrare in questa onda, altrimenti rischia di perdere il treno. Per il nostro cantone si presenta una grande opportunità di investimento  per aumentare la produzione di energia elettrica indigena dal sole in perfetta sintonia e complementarità con la produzione idroelettrica. Occorre però agire con tempismo adesso, e mi sembra strano che nessuno si sia ancora mosso sui grandi progetti”.

Per esempio?

Guardi, nell'Alto Vallese, sulle montagne di Grengiols e Gondo sorgeranno due grandi impianti che assieme produrranno attorno ai 2 terawattora all’anno. Per dare un’idea, due terzi dell’energia idroelettrica prodotta in Ticino. Molto interessante per questi progetti è il fatto che a 2000 metri di quota i pannelli solari hanno una resa superiore invernale del 30% rispetto alla pianura. L’atmosfera é più limpida e si può lavorare coi pannelli bifacciali.

Insomma, bisogna investire sul solare di montagna…

Il Ticino ha premesse ideali per sfruttare il sole e paradossalmente oggi come oggi siamo tra gli ultimi cantoni in questo settore.  Il nostro Cantone negli anni dopo la seconda guerra ha mostrato coraggio e lungimiranza investendo nell’idroelettrico che, soprattutto in questi momenti, vediamo il valore che ha. Questa fonte va ancora potenziata dove è possibile. Ma lo stesso coraggio e la stessa lungimiranza dobbiamo averli per lo sviluppo dell’energia solare. Questi grandi impianti solari si realizzano in modo veloce e le procedure saranno snelle poiché compatibili con la biodiversità. 

Progetti costosi. E i soldi?

Su progetti di grandi dimensioni il costo di investimento per kilowatt di potenza istallata è molto interessante e la produzione annua è sicura. È chiaro che i finanziamenti vanno cercati. Ma con queste premesse non vedo grandi problemi per trovare i mezzi necessari in Ticino. Il Ticino però deve reagire, deve darsi una mossa: se lo fa il Canton Vallese perché non lo facciamo anche noi? Cosa aspettiamo? I baroni dell’elettricità d’Oltre Gottardo? Abbiamo anche noi i mezzi e le conoscenze tecniche per realizzarli. Il Ticino è la regione più soleggiata della Svizzera, abbiamo tante ore di sole e l’opportunità di avere energia indigena a costi interessanti, che creerà posti di lavoro e benessere nelle valli e soprattutto che non sarà dipendente dalle speculazioni e dalla volatilità dei mercati internazionali dell’energia.

E secondo lei perché il Ticino non si muove?

Ho l’impressione che da noi si guardi ancora al solare con un ingiustificato scetticismo, vi sono ancora troppi pregiudizi che non fanno altro che farci perdere tempo prezioso. Certo, sappiamo che non potrà garantire l’autonomia energetica, ma può diventare un importante settore complementare all’idroelettrico. Già questa estate in Svizzera si stima che l’energia elettrica prodotta dal sole ha coperto il 10% dei consumi totali. Ancora più interessante è il fatto che grazie a questa energia il settore idroelettrico ha potuto conservare quantità di acqua interessanti, nei bacini e questo durante un’estate caratterizzata dalla siccità… Occorre poi aggiungere che gli impianti fotovoltaici non pongono il problema dei deflussi minimi sui corsi d’acqua e, ribadisco, sono sostenibili a livello di biodiversità. Quindi occorre crederci maggiormente e con coraggio e lungimiranza politica spazzar via i pregiudizi. 

 

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