Davanti al Comitato cantonale del Centro, il presidente chiede di voltare pagina. De Rosa rilancia: “Governare non è compiacere”

Il Centro sceglie toni duri nel pieno della crisi politica e istituzionale che sta attraversando il Cantone. Davanti al Comitato cantonale riunito a Bellinzona, Fiorenzo Dadò ha descritto una situazione di eccezionale gravità e ha parlato di una fiducia nelle istituzioni fortemente compromessa.
Il presidente del partito ha ricordato la lettera inviata, insieme ad Alessandro Speziali e Fabrizio Sirica, a Claudio Zali per chiedere chiarimenti, sottolineando anche il clima di tensione seguito a quell’iniziativa. Secondo Dadò, il rispetto della separazione dei poteri non può trasformarsi in silenzio né impedire a giornalisti e politica di chiedere spiegazioni su fatti di forte rilevanza pubblica.
Il suo giudizio sulla situazione cantonale è stato severo: il Ticino starebbe vivendo una fase tra le più difficili e buie della sua storia recente. A preoccupare Dadò non è soltanto il caso Zali, ma ciò che considera un degrado più ampio del confronto politico e della gestione delle istituzioni.
Nel suo intervento ha parlato di un clima fatto di aggressività, intimidazioni e uso personalistico del potere, accusando alcuni protagonisti della politica cantonale di aver trasformato lo Stato in qualcosa da gestire “come la propria credenza di casa”.
Da qui anche la critica alla corsa alle posizioni in vista dei prossimi riassetti in Governo. Per Dadò, mentre il Cantone è ancora scosso dagli ultimi avvenimenti, c’è chi continua a occuparsi soprattutto di “cadreghe”. Nel mirino è finito anche il recente scambio di competenze tra Zali e Gobbi, liquidato dal presidente del Centro come una scelta che avrebbe prodotto soltanto confusione. La linea indicata dal partito è quindi quella di una discontinuità netta: voltare pagina e ricostruire la fiducia nelle istituzioni.
Raffaele De Rosa ha raccolto il testimone con un intervento centrato sulla responsabilità di governo. Il consigliere di Stato ha riconosciuto la delicatezza del momento, ma ha ribadito di voler andare avanti senza arretrare. “Non intendo fermarmi”, ha detto. “Mi batterò, se necessario, non per cadreghe o spazi sui giornali ma per difendere ciò che è giusto, il bene comune”.