Politica
30.09.2017 - 14:250
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Il PS insiste, "sul caso Argo 1 vogliamo un'inchiesta". E Bertoli vuole chiarire due punti, "se dopo il periodo di prova c'erano le condizioni di operatività, e quei controlli annunciati"

Dopo la puntata di Falò sul tema, il partito chiede di nuovo che sia istituita un'inchiesta parlamentare amministrativa. Il Consigliere di Stato vuole estendere l'inchiesta amministrativa legata alle famose cene di Bormio almeno a quei due punti, se ne discuterà mercoledì

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BELLINZONA - Il caso Argo 1 è riesploso col servizio trasmesso da Falò l'altro giorno, dove oltre a svelare che spesso e volentieri Sansonetti conosceva le date dei controlli e dunque riusciva a far preparare in tempo i suoi uomini, sono emersi dettagli non molto rassicuranti riguardo all'azienda stessa.

Il PS da tempo chiede un'inchiesta parlamentare amministrativa, e non ha perso l'occasione per ribadirlo in una nota, affinché "siano determinate le reali responsabilità politiche e le ragioni per cui sono stati effettuati i pagamenti del mandato diretto per un ammontare totale di 3,4 milioni di franchi nonostante vi fossero delle gravi mancanze. Il PS ha più volte chiesto di approfondire e chiarire tutti gli aspetti della vicenda, anche per quanto riguarda le responsabilità dell’insieme di persone, esponenti politici e servizi dell’Amministrazione cantonale implicati nel caso".

"L’edizione di ‘Falò’ consacrata allo scandalo ‘Argo 1’, andata in onda giovedì 28 settembre sulla RSI-LA1, ha presentato i fatti accaduti e messo in luce le questioni ancora aperte a cui, oggi più che mai, è imperativo fornire delle risposte attendibili e delle spiegazioni documentate. La totalità dei fatti riconducibili a ‘Argo 1’ va sviscerata e spiegata con oggettività. Solo così sarà possibile riacquisire la fiducia dei cittadini, erosa dall’attesa di risposte e dal susseguirsi d’informazioni che descrivono un allarmante quadro generale", prosegue il comunicato.

Nel caso ‘Argo 1’ è stata appurata la violazione reiterata della Legge sulle commesse pubbliche, l’assenza della risoluzione del Consiglio di Stato per il mandato diretto, la mancata pubblicazione del concorso, i pagamenti effettuati benché non ci fossero né i documenti né i presupposti richiesti. È stato determinato che 8'000 ore di lavoro, per un importo di 190mila franchi, non sono state dichiarate e sono state pagate in contanti. Questa situazione, oltre a pesare direttamente sui lavoratori, indica che vi sia stata un’insufficiente dotazione di personale realmente impiegato da ‘Argo1’ nei centri in cui operava": insomma, molti i punti oscuri.

" Lo Stato ha quindi subito delle perdite sia per quanto riguarda la credibilità, i contributi sociali ed eventuali entrate fiscali mancanti a cui va sommato l’alto rischio incorso nell’affidare il delicato compito della sicurezza nei centri profughi a ‘Argo 1’. Questa agenzia di sicurezza, quando è stata designata, non disponeva né del personale necessario né delle credenziali indispensabili per operare in questo campo né di alcun tipo d’esperienza specifica".

Impellente, quindi, capire meglio, con un'inchiesta parlamentare amministrativa. 

Anche Manuele Bertoli, interpellato da La Regione, si è detto possibilista sul fatto che l'inchiesta amministrativa, che al momento riguarda le famose cene di 150 euro a Bormio, sia estesa, "anche a garanzia di chi è citato e vuole fare chiarezza". Due, per lui, i punti da chiarire in particolare: se alla fine del periodo di prova concesso alla Argo 1, l'azienda rispettasse le condizioni per operare, visto che è noto che all'inizio non fosse così, e capire se in qualche modo Sansonetti fosse avvisato dei controlli. "Vedremo mercoledì se estendere l'inchiesta almeno a questi due punti", ha detto. 
 
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