Politica
08.01.2018 - 11:220
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

La testa sotto la sabbia. I Verdi accusano, "Bühler, Quadri e i sostenitori di No Billag non vogliono dibattere a viso aperto"

Il partito sta cercando da mesi di organizzare un dibattito sull'iniziativa in votazione il 4 marzo ma non trovano relatori per il sì. "Chi si definisce paladino dei valori ticinesi e svizzeri preferisce starnazzare slogan propagandistici. Paura del confronto o di informare in modo approfondito?"

BELLINZONA - I Verdi cercano sotenitori di No Billag, ma nessuno di essi è disponibile a partecipare. 

"Lorenzo Quadri (Lega dei ticinesi) e Alain Bühler (UDC) due nomi che su tutti si stanno impegnando in Ticino a favore di questa iniziativa, hanno declinato l’invito senza mostrare un reale interesse al confronto con la controparte", rende noto il movimento ecologista in una nota, allegando la foto di una persona che nasconde la testa sotto la sabbia, una chiara metafora di ciò che pensano dei sostenitori dell'abolizione del canone.

"I Verdi del Ticino credono fermamente nel modello di democrazia diretta svizzero che favorisce la partecipazione del popolo a cambiare, le regole della politica e del vivere nella nostra nazione.
Questi particolari momenti dovrebbero anche servire per creare dibattito per approfondire le varie tematiche e permettere alla popolazione di capire appieno i temi in votazione e scegliere di conseguenza secondo coscienza", proseguono. "Proprio in quest’ottica è da mesi che i Verdi del Ticino si stanno adoperando per organizzare un dibattito che possa mettere a confronto le due posizioni relative all’iniziativa denominata No Billag. Dalla parte dei contrari si sono subito trovati relatori disposti a partecipare, lo stesso non si può dire per la rappresentanza dei sostenitori. Molti infatti i tentativi di coinvolgere i politici ticinesi che sostengono attivamente questa iniziativa, purtroppo senza esito".

Dunque, "prendiamo atto che i rappresentanti dei partiti che si definiscono paladini dei valori ticinesi e svizzeri, preferiscano starnazzare slogan propagandistici su social media e sulle solite testate “giornalistiche”, anziché dibattere a viso aperto. Paura del confronto o paura di informare in maniera approfondita la popolazione?", si chiedono.

"Sicuramente una situazione paradossale che deve far riflettere sulla bontà e la buona fede di certe iniziative che, denudate degli slogan propagandistici, lasciano spazio al nulla o peggio ancora a progetti di smantellamento del servizio pubblico per favorire un’economia e uno stile di vita lontano dai valori verdi", terminano.
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