Il papa americano, laureato in matematica, non manca certo di riconoscere gli aspetti positivi dell’Intelligenza Artificiale, soprattutto nel campo sanitario. Ma ha fretta di “disarmarla”

di Don Gianfranco Feliciani
Il cardinale Prevost pensava a Leone XIII, papa dal 1878 al 1903, quando ha scelto il proprio nome. Considerato il pontefice che ha riconciliato la cristianità con la modernità, Leone XIII è passato alla storia come il papa della “Rerum Novarum”, l’enciclica che rappresenta il documento fondativo della Dottrina sociale della Chiesa. Pubblicata nel 1891, l’enciclica si ergeva a difesa degli sfruttati e richiamava gli Stati alle loro responsabilità. Nel secolo della rivoluzione industriale – nel 1848 Marx ed Engels avevano pubblicato il “Manifesto del Partito Comunista” – la Chiesa scendeva tra gli uomini per dialogare fraternamente con loro.
Leone XIII pubblicò l’enciclica sulla questione operaia con 43 anni di ritardo rispetto al “Manifesto” di Marx ed Engels, quando la guida del proletariato era ormai da tempo nelle mani dei movimenti socialisti. Leone XIV, invece, gioca d’anticipo rispetto alle “cose nuove” che stanno cambiando il volto della nostra società. Lo dice chiaramente all’inizio dell’enciclica “Magnifica humanitas”, pubblicata lunedì scorso: “Se a suo tempo Leone XIII parlava di ‘nuove questioni’, oggi non possiamo semplicemente ripetere i suoi preziosi insegnamenti, ma dobbiamo chiedere a Dio la saggezza per interpretare le grandi tendenze del nostro tempo”.
Il papa americano, laureato in matematica, non manca certo di riconoscere gli aspetti positivi dell’Intelligenza Artificiale, soprattutto nel campo sanitario. Ma ha fretta di “disarmare” l’IA, perché intuisce i rischi gravissimi che incombono su quella “magnifica creatura” che è l’uomo. L’IA spaventa soprattutto per l’uso che già se ne sta facendo a fini bellici, ma anche per quella corrente di pensiero chiamata transumanesimo, che considera il limite umano un difetto da correggere attraverso la tecnica, fino a trasformare l’uomo in una “macchina”. Il mite Leone esorta con forza l’umanità intera: restiamo umani.