Svizzera
28.12.2016 - 18:290
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Stojanovic lancia il referendum sul 9 febbraio. «Vedremo se UDC e Lega rappresentano il popolo»

L'esponente socialista ritiene che il popolo debba poter dire la sua sulla legge di applicazione. «Speravo che qualcun altro agisse. Senza un voto, si rischiano anni di politica federale avvelenata»

BELLINZONA - Il Foglio federale di oggi pubblica la legge di applicazione del 9 febbraio: è dunque possibile sin d'ora far partire la raccolta firme per un referendum. Qualcuno ha deciso di farlo. UDC? Lega? PPD? No, Nenad Stojanovic, un esponente di sinistra. Lo abbiamo contattato per capire se la sua è un'iniziativa isolata, e che fini vuol raggiungere. «È giusto che il popolo si esprima. Una sfida ai contrari? Sì, lo è». La richiesta di firmare per un referendum sulla legge di applicazione è una sua idea, oppure lei parla a nome di un gruppo? «È una mia iniziativa personale, della quale ho però parlato con diverse persone a livello politico e associazioni, che sono giunte con me alla conclusione che sarebbe auspicabile nonché importantissimo avere una votazione popolare sulla modifica di legge sugli stranieri con cui si intende applicare l'iniziativa popolare contro l'immigrazione di massa. Non posso rivelare i nomi di queste persone, appartengono a diverse aree politiche e credono che una soluzione debba essere trovata. Il popolo ha accettato il 9 febbraio 2014, seppur con una maggioranza molto risicata, e a ciò va dato seguito. Il Parlamento o quanto meno la sua maggioranza ha fatto quello che poteva, se avesse potuto fare meglio o diversamente non lo sappiamo, ha comunque cercato di tener conto dell'insieme della situazione, dunque non solo quella votazione ma anche quelle precedenti e numerose in cui il popolo ha accettato i bilaterali. Al di là di quanto si pensa sulla legge, ritengo che sia importante che il popolo possa esprimersi, e dire se è d'accordo con questa applicazione oppure no». Pare di capire che lei non rimprovera nulla al Parlamento, giusto? «Mi riferisco alla maggioranza che ha elaborato e votato questa legge. Il Parlamento ha cercato di assumersi le sue responsabilità, cercando una soluzione che permettesse alla Svizzera di mantenere i rapporti con l'UE che il popolo a più riprese ha detto di voler avere. Non dobbiamo dimenticare che c'era una necessità temporale, sia perché l'articolo costituzionale chiedeva un'applicazione entro tre anni, sia perché a inizio febbraio scadeva la possibilità di aderire al programma Horizon 2020, un grande progetto a livello di ricerca universitaria, dal quale tutte le università svizzere, dunque anche l'USI, rischiavano di essere escluse: sarebbe stato un duro colpo per un settore importante della nostra economia». Però a suo avviso l'ultima parola deve spettare, di nuovo, al popolo... «Il popolo deve esprimersi, perché altrimenti rischiamo di avere una situazione nei prossimi anni, sino alle prossime elezioni federali, in cui i partiti contrari alla legge d'applicazione, anche se non è ben chiaro quale sarebbe stata la loro proposta, avrebbero avuto la possibilità di scaldare gli animi col populismo, dicendo che il Parlamento e le élite politiche non hanno rispettato la volontà popolare. Bisogna andare sul campo di battaglia e capire cosa vuole il popolo, non mi va bene la pretesa populistica dei contrari, sostanzialmente UDC e Lega, di essere gli unici a parlare a nome della gente». Cosa pensa del fatto che sia lei, che è di sinistra, a lanciare il referendum e non, appunto, UDC o Lega? «Dovranno comunque pronunciarsi sul tema. Con questa iniziativa ho lanciato un sasso nello stagno, ma ben volentieri accoglierò nel comitato referendario chi fra i democentristi, i leghisti e i pipini avranno voglia di aderire, anche a titolo personale. Speravo che qualcuno facesse qualcosa, anche se l'UDC si era rifiutato. Mi auguravo che un giorno sul Mattino la Lega lanciasse il referendum, si vede che anche loro non vogliono farlo, oppure che fosse l'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) a proporsi». Se il referendum riuscisse e il popolo votasse contro la legge di applicazione, saremmo però al punto di partenza, non trova? «Dal punto di vista formale toccherebbe al Consiglio Federale fare un decreto dove applica l'articolo costituzionale nel modo che ritiene migliore, senza passare dal Parlamento. Dal punto di vista politico invece ci sarà chiarezza, il popolo avrà votato con cognizione di causa maggiore rispetto a quanta ne aveva il 9 febbraio 2014». Per contro, se riusciste a raccogliere le firme e il popolo accettasse la legge, secondo lei nessuno dovrebbe più lamentarsi? «I contrari potrebbero ovviamente parlare, ma non ci sarebbe più una logica nel loro argomento che il Parlamento ha fatto qualcosa che il popolo non vuole. Verrebbe tolto loro un argomento con cui potrebbero avvelenare la politica svizzera per anni». Dunque è anche una sfida ai contrari, una sorta di prova di quanto essi rappresentano il popolo, vero? «Certo!» Foto tratta dal profilo Facebook di Nenad Stojanovic
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