Cronaca
10.04.2017 - 16:390
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Un giovane lavoratore interinale viene licenziato con un sms, monta la polemica. "Col datore di lavoro non posso lamentarmi, altrimenti mi lascia a casa"

La storia raccontata da Fonio scatena una discussione sulle colpe da attribuire a datori di lavoro e sindacati, "che almeno provano a cambiare le cose". In Parlamento si discute l'emendamento del PPD per favorire i disoccupati

BELLINZONA – Un giovane lavoratore interinale, al momento impiegato presso una grande catena di distribuzione, nel suo giorno libero riceve un sms. Lo apre senza preoccuparsi, in fondo con la tecnologia può essere chiunque che desidera mettersi in contatto con lui, magari per concordare un aperitivo, o raccontare un fatto simpatico. Invece, l’amarissima sorpresa: tramite messaggio, eccogli annunciato il licenziamento. Con soli tre giorni di preavviso.

A rendere nota la storia è Giorgio Fonio, deputato PPD e sindacalista OCST.

Il caso, pare di leggere fra le righe, riguarda la Mano e l’agenzia interinale Adecco, il giovane è un 19enne diplomato. E sui social si vede un misto fra rabbia e desolazione, con gente che non sa con chi prendersela. “È legale?”, chiede qualcuno. Sì, seppur eticamente discutibile, come i licenziamenti avvenuti al rientro da un periodo di maternità che racconta qualcuno.

“Quindi dovrei ancora dire grazie a chi licenzia tramite lettera raccomandata?”, ironizza un utente.

“Se hai 50 anni costi troppo e a 19 non hai esperienza, è questo il problema. Il manovale non lo puoi fare se non hai una qualifica, per fare il venditore se non hai la media non ti prendono. Ma veramente stanno impazzendo tutti. Sei apprendista cantonale, per te non c'è posto e poi ne assumono tre: certo, il giovane così fa esperienza dove in disoccupazione o assistenza”, si sfoga una donna (la madre del giovane, che ha denunciato il caso, ndr).

Altri rimarcano la necessità di una manifestazione massiccia, almeno 10mila disoccupati, a Berna, qualcuno rimpiange il fatto che, a suo dire, i sindacati si siano svegliati troppo tardi, per sentirsi rispondere da Fonio, “purtroppo guardare indietro non ci aiuta. Dobbiamo risolvere oggi i problemi”.

Ma qualcuno contrattacca contro i sindacati, “io come operaio non posso prendermela con il datore. Se faccio notare quello che non va, mi lascia a casa con una qualche scusa e finisco ancora per essere sanzionato dall'URC. Se non accetto il contratto collettivo rimango a cassa e l'URC mi sanziona comunque. Dimmi tu con chi bisogna prendersela? E soprattutto chi dovrebbe occuparsene. Di chi è la colpa se i contratti collettivi hanno paghe da fame? Di chi è la colpa se denunciando degli abusi poi comunque nessuno se ne interessa direttamente? Di chi è la colpa se l'URC mi fa pressioni per accettare un contratto con un salario che è la metà di quello che prendo in disoccupazione?”.

Insomma, nessuno sembra più sapere con chi prendersela e che cosa fare. Il Forum Alternativo ha scritto in una nota che “il lavoro interinale uno dei mali peggiori della nostra società odierna, produttore di un precariato non solo professionale ed economico, ma esistenziale per chi lo subisce. Il lavoro interinale, la nuova schiavitù moderna, è da decenni diventato un sistema strutturale nel mondo lavorativo con pesanti conseguenze sociali. Una precarietà che non colpisce solo i diretti interessati, ma mette in brutale concorrenza tutti i lavoratori spingendo verso il basso le condizioni di lavoro e i salari generali”.

Intanto oggi il tema degli interinali si parlerà in Gran Consiglio, dove un emendamento del PPD, in particolare dello stesso Fonio e di Jelmini che  chiede che una ditta che ottiene un mandato pubblico è costretto a impiegare, in caso di necessità di manodopera, prima i disoccupati iscritti agli Uffici regionali di collocamento e poi, se caso, le persone iscritte alle agenzie interinali, per “limitare lo strapotere degli interinali”.

“Anche per questo giovane dobbiamo fare in modo che l’emendamento passi”, ha scritto Fonio sui social, constatando che i sindacati, quanto meno, provano a cambiare la situazione.



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