Cronaca
31.05.2017 - 11:430
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

"Dipendenti liberi dalla schiavitù", oppure "troppa panna montata sul caso?". "Ma non informare per salvaguardare i posti di lavoro è l'inizio dell'abisso". E i terreni?

La maggioranza degli utenti appoggia la trasmissione, chiedendosi come mai i dipendenti non si siano mai ribellati. "E se fossero le autorità cantonali a informare, dato che non possono far nulla?"

COMANO – La Crotta SA è sull’orlo della chiusura: i  40 dipendenti hanno ricevuto la disdetta cautelativa. E Patti Chari, la trasmissione da cui è partito il tutto, in una nota ha fatto sapere di aver riflettuto sulle conseguenze del suo servizio, consapevole che avrebbe probabilmente decretato la fine dell’azienda, ma si è detta convinta di aver agito per il meglio.

Sui social, la gente, generalmente, dà ragione. Informare è corretto, ed è Crotta a essersi fatto male da solo. Se la situazione era quella, era giusto mostrarla, scrivono in molti, sebbene qualche dubbio rimane sulla famosa scena “del delitto”, secondo il proprietario costruita ad arte.

Ma c’è anche chi, come in ogni cosa, punta il dito sulla trasmissione, parlando di gogna mediatica ai danni di Crotta. Creando un gravissimo pregiudizio a lui, alla sua ditta ed ai suoi ormai ex dipendenti!
Se c'era da puntare il dito semmai era contro chi era preposto ai controlli!, che peraltro erano stati fatti e che non avevano evidenziato nulla di particolare! Quante altre aziende sono state visitate nell'ambito del tema della trasmissione, sono stati interpellate le grandi catene di distribuzione sui loro criteri di scelta dei fornitori? Facile fare del sensazionalismo!”

Quello dello scoop è un tema che anche altri toccano, chiedendo di informare anche in casi in cui la notizia non è così sensazionale. Un utente chiede se Patti Chiari, una volta in possesso delle immagini, non si sarebbe potuta rivolgere alle autorità cantonali, chiedendo loro di vigilare. Purtroppo, sottolineano altri, i sindacati avevano già segnalato il tutto, ma nulla era stato fatto, e dalle indagini è emerso come anche il Municipio di Muzzano avesse segnalato alcuni abusi edilizi.

Dunque, nella maggior parte dei casi, Patti Chiari viene appoggiata. Si contano sulla punta delle dita coloro che incolpano la trasmissione dei licenziamenti, “ed ora verranno alla RSI a chiedere un lavoro”.

“Perchè Crotta vi ha mostrato immediatamente l'azienda permettendo le riprese? È possibile che questo era la situazione tollerata dai controlli cantonali ? A quando risaliva l'ultimo controllo cantonale? L'ultimo di Migros e Coop? Quante denunce dei sindacati? Quante denunce dei dipendenti? A tutti i livelli regna una vergognosa omertà!”, chiede qualcuno. In effetti, le domande sul caso Crotta sono tante, e qualcuno afferma: “stare in silenzio di fronte a questo schifo sarebbe stato un atto di omertà che avrebbe dovuto essere perseguito penalmente - come dovrebbero essere perseguiti tutti coloro che sapevano della situazione ma senza agire per comodità propria”. Ma a non aver agito sono stati in tanti. E i dipendenti, si domanda qualcuno. Perché hanno accettato di lavorare in certe condizioni? “Dovevano reagire prima, altro che pedate nel sedere!”

In ogni caso, il pensiero di tutti va a loro, che perderanno il posto, anche se secondo il Corriere del Ticino alcuni potrebbero essere assunto da L’Orto. “I supermercati che conoscevano le condizioni e acquistavano i prodotti dovrebbero assumere i dipendenti”, scrive qualcuno.

In molti si domandano se si tratti di un caso isolato oppure se anche in altre aziende ticinesi la situazione sia simile, invitando a indagare: la punta dell’iceberg oppure un unicum?

Per Corrado Mordasini, “tacere su cose poco pulite per garantire posti di lavoro è l’inizio dell’abisso. Ce lo insegna purtroppo il meraviglioso Sud Italia”.  Sulla sua bacheca, qualcuno si chiede se Patti Chiari non stia utilizzando “dritte trasversali dagli uffici cantonali che dovrebbero agire in prima persona ma che politicamente non possono, visto il clima vigente negli ultimi anni”.

Si discute anche sulla bacheca di Riccardo Franciola, giornalista che ha realizzato il servizio. I pareri in maggioranza sono favorevoli. C’è Armando Boneff, de L’Orto, che accusa il fatto che lo scoop porterà a un mancato introito. “L’idea che lo Stato dovesse metterci una pezza fa a pugni con la filosofia con cui si lavora da sempre, molto attenta a non dissipare il denaro pubblico”, ma il dubbio è se ne valga la pena o no.

I dipendenti, intanto, perderanno il lavoro, e Franciola confida una frase che gli è stata detta da uno di loro: in pratica, disoccupati ma liberi dalla schiavitù.

Massimiliano Robbiani accusa UNIA, che aveva denunciato i fatti, “tanta panna montata su un caso che si poteva gestire diversamente. La gloria di tanti sulla vicenda è diventata il dramma di molte famiglie”.

C’è anche qualcuno che vede interessi dietro la chiusura della Crotta: l’ex deputato ed ex presidente degli albergatori Corrado Kneschaurek scrive: “Se il dovere di informazione è così importante come mai i denunciatori sono rimasti anonimi? Io vorrei conoscere i loro nomi e cognomi. È più importante tutelare anonimi da ritorsioni che 40 posti di lavoro? Come mai per la grande distribuzione e con il Cantone non si fanno nomi e cognomi dei responsabili? (evidentemente hanno mezzi, strutture e avvocati a loro disposizione) e come mai nessuna testimonianza di chi è stato male mangiando il minestrone? (mi risulta che non vi siano casi di intossicazione alimentare)”. Non è l’unico a sostenere che gli ex dipendenti si siano vendicati, se ce ne era bisogno, non tanto contro Crotta ma contro gli ex clleghi.

Infine Kneschaurek butta lì una domanda sibillina:  “Una domandina che finora nessuno si è posto: chi ha interesse a far fallire Crotta e mettere mano sui suoi terreni? Con una variante di piano regolatore…
Per quanto mi concerne più che le verdure resta indigesta la trasmissione”.
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