Cronaca
10.04.2018 - 19:000
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:51

Gobbi risponde sull'Operazione Valascia. "Intervento di prima mattina per trovare le persone a casa e non raggiungerle sul lavoro. Il DNA serve a capire chi ha usato che oggetti"

Il Consigliere di Stato ha risposto ad un'interrogazione. "Non sono stati interrogati i genitori degli assenti, si è solo chiesto dove poter trovare i figli. E non erano le 6, a quell'ora si davano gli ordini". Beretta Piccoli, "non li si vuole arrestare sul lavoro, ma davanti ai figli è altrettanto brutto"

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BELLINZONA – In Gran Consiglio si è tornato a parlare dell’Operazione Valascia, quella che ha portato al fermo di 13 persone, con un’irruzione, come hanno detto molti, della Polizia in casa delle persone. Un’azione che aveva fatto discutere molto, con tifosi indignati che avevano parlato di bambini traumatizzati da agenti che portavano via i padri.

Politicamente, qualcuno aveva difeso l’operazione, ma c’era stata anche un’interrogazione da parte dei pipidini Paolo Peduzzi e Sara Beretta Piccoli che faceva sottintendere, anche non molto velatamente, di averla ritenuta eccessiva.

Norman Gobbi, attaccato duramente dai tifosi dell’Ambrì, convinti che voglia distruggere la loro curva perché con idee lontane dalle sue, ma anche da quelli del Bellinzona (che lo avevano preso in giro per permessopoli) e del Lugano Calcio, oltre che del Lugano Hockey, ha replicato alle domande.
“Prima di tutto, ci tengo a dire che la Polizia aveva un regolare aveva ordine di perquisizione, non è entrata con un atto di forza nelle case. Non è vero che si è presentata alle 6 del mattino, perchè a quell’ora avveniva l’ordine agli agenti”, ha precisato.

Ma perché così presto? “Si è scelto di intervenire di primo mattino per due scopi: essere sicuri di trovare le persone interessate, per poter svolgere la perquisizione con loro presenti, e per non fermarli sul posto di lavoro, per questioni di privacy e per evitare che avesseri conseguenze sul posto di lavoro, magari anche un licenziamento”.

Tornando al pomeriggio del 14 gennaio, Gobbi spiega che nessun vodese è stato fermato perché “come abbiamo già detto, la situazione era tale che procedere con fermi avrebbe accresciuto la minaccia verso tutti”.

Il  Ministro, come ha già detto, è convinto che se i tifosi fossero stati solo convocati, “essi potevano non dar seguito alla convocazione e concordare le versioni, complicando le prove. Per chi non era in casa, dato che tre persone erano fuori Cantone e una all’ospedale, si è deciso di procedere con una citazione. Non è vero che, quando i figli non c’erano, hanno interrogato i genitori. È stato solamente chiesto loro dove fossero i figli e dove si potessero raggiungere”.

Non conferma né smentisce che i fans erano stati fotografati prima di entrare alla Valascia, pur essendo una partita a rischio medio. “A prescindere da valutazione di rischio, le pratiche di polizia alle partite sono confidenziali. Il numero di agenti viene deciso in base alla prevedibile minaccia”.
Tra imputati c’è un minorenne, dunque anche il magistrato dei minorenni era informato e ha prodotto le carte necessarie.

“Era necessario prendere DNA e impronte digitali?”, ha proseguito Gobbi. “Sono stati ritrovati alla Valascia degli oggetti utilizzati durante i tafferugli, sequestrati come prove. Si tratta di cose usati per commettere reati, bottiglie, fumogeni, eccetera. Su di essi ci sono ovviamente tracce e impronte, la prova del DNA serve per capire chi li ha usati. I costi sono normali, come quelli di ogni procedimento, e se gli imputati verranno condannati, saranno imputati a loro come spese processuali. Se venissero assolti, le prove verrebbero distrutte, altrimenti saranno confermate. Non posso indicare ancora un costo definitivo, poiché l’indagine è ancora in corso”.

Sara Beretta Piccoli si è detta parzialmente soddisfatta della replica. “È importante che le forze di polizia intervengano nelle modalità che ritengano necessarie, ma qui c’è stata un’eccessiva quantità di forza. Fa specie che le persone non vengono arrestate sul posto di lavoro, perché ritenuto brutto, ma lo si faccia davanti ai figli, che lo è altrettanto”.

“Non sono stati arrestati, solo tradotti davanti all’autorità inquirente”, ha precisato Gobbi.
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