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18.05.2018 - 11:200
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Il saluto in bianco del Giornale del Popolo. Il Vescovo e la metafora dell'alpinista, poi la frase che scatena polemiche: "un piano sociale avrebbe messo la Diocesi in ginocchio"

"Dopo l'annuncio-shock del nostro editore non me la sono sentita di chiedere ai colleghi di scrivere i loro articoli", spiega la direttrice Alessandra Zumthor per giustificare il quotidiano (l'ultimo?) uscito completamente in bianco. "È anche l'espressione del nostro sconcerto e smarrimento"

LUGANO – Pagine bianche, perché “dopo l’annuncio-shock del nostro editore non me la sono sentita di chiedere ai colleghi di scrivere i loro articoli per il quotidiano che avete sotto gli occhi. Per questo lo trovate tutto bianco: ci scusiamo, ma pensiamo che possiate capirci, e d’altronde vuole essere anche l’espressione del nostro sconcerto e smarrimento”, scrive la direttrice Alessandra Zumthor.

Un ultimo Giornale del Popolo senza notizie, dunque, con solo l’editoriale del Vescovo e la speranza di Zumthor che sia un arrivederci e non un addio.

“Sapevamo di molti pericoli e insidie in agguato, ma non abbiamo voluto lasciare intentata neppure l’ultima possibilità di dare continuità – nella forma finora conosciuta e apprezzata – alla lunga e gloriosa tradizione del nostro quotidiano”, scrive Monsignor Lazzeri. “Si sa però che i percorsi in montagna, per quanto affrontati con intelligenza, impegno e generosità, sono quelli che prima di raggiungere la vetta possono riservare le sorprese peggiori. Qualche volta si può incorrere in un passaggio che obbliga a una deviazione o a una sosta di ripensamento. Altre volte invece è proprio un precipizio quello che si apre davanti anche al più coraggioso, esperto e tenace alpinista. Arriva così l’ora del riconoscimento dei propri limiti, dell’inadeguatezza dei propri mezzi, dell’insufficienza delle proprie risorse. È quello che accade oggi per il nostro amato Giornale del Popolo”.

E rimarca il ruolo del fallimento di Publicitas, ringrazia chi negli anni nella Curia si è adoperato per portare avanti il quotidiano, sottolineando i cambiamenti del mondo della carta stampata. Poi prosegue con i ringraziamenti per i collaboratori e i lettori.

Ieri nelle interviste, vedi anche quella rilasciata a noi, ha spiegato come era impossibile far fronte a un piano sociale. “Un piano sociale per trenta collaboratori vuol dire mettere la Diocesi in ginocchio: un debito enorme che avrebbe condotto la Curia a portare i libri in pretura...”, ha aggiunto. Una frase che sta scatenando una ridda di polemiche.
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