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Cronaca
27.06.2017 - 11:530
Aggiornamento: 21.06.2018 - 14:17

I pirati con le braccia incrociate, remembering Officine. Le perdite di Ronco, la solidarietà della popolazione e della sinistra, mentre qualcuno accusa...

Prosegue lo sciopero dei dipendenti svizzeri della NLM. Ieri incontro con Bertoli e Zali, oggi grigliata. E il POP: "attenzione a che nessuno si arricchisca, vedi famiglia Ferrazzini sul Ceresio". GUARDA la gallery

LOCARNO – I pirati proseguono lo sciopero. Si sono definiti così, in uno striscione. Li vogliono disoccupati, avranno pirati, era il senso. Da domenica i lavoratori svizzeri della Navigazione Lago Maggiore hanno incrociato le braccia. Non partono più battelli, però la gente va sul molo, è solidale. Questa sera è prevista una maccheronata con musica per incontrare la popolazione.

Sembra in un certo senso di essere tornati allo storico sciopero delle Officine. Il Ticino si sta unendo dietro queste 34 persone che hanno perso il lavoro, i rappresentanti sindacali cercano i negoziati, ieri hanno incontrato Bertoli e Zali, ma poco o nulla si sa di che cosa è stato detto.

Bertoli, intanto, su Facebook è stato chiaro: il Governo si sta impegnando, da prima che venisse indetto lo sciopero. Il problema, a suo dire, è che da parte italiana sono stati rescissi i contratti prima che si arrivasse a qualcosa di alternativo.

Quando era scoppiato il caso, la Gestione Governativa Navigazione Laghi aveva fatto sapere in una nota che il tutto rientrava in un progetto più ampio concordato fra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano e Dipartimento Federale dell’Ambiente, dei Trasporti, dell’Energia e delle Comunicazioni elvetico, e che da parte svizzera ci sarebbe un’apertura verso l’ingresso di privati nel settore.

Intanto, i battelli non partono, tutti a terra. E le ripercussioni si sentono. Il sindaco di Ronco Sopra Ascona, Paolo Senn, lamenta perdite tra i 3'000 e i 5'000 franchi al giorno, dato che le isole sono difficilmente raggiungibili, e le barche private non bastano. La colpa, a suo avviso, è degli italiani, “che non hanno lasciato il tempo per imbastire un futuro economicamente e turisticamente sostenibile per tutti”.

La politica si sta muovendo, dopo la mozione interpartitica, scattata già domenica, a firma del pipidino Fonio, del liberale Pini, del socialista Durisch, del leghista Badasci e della verde Delcò Petralli, si è fatta sentire la sinistra.

Il Partito Socialista immediatamente aveva appoggiato sia lo sciopero, mostrando solidarietà ai 34 lavoratori, sia la mozione, invitando “l’insieme delle forze politiche del Cantone ad appoggiare le rivendicazioni degli impiegati della NLM bacino svizzero: un sostegno che non può venire a mancare soprattutto in un periodo in cui la protezione dei posti di lavoro di qualità e la lotta al dumping salariale sono fondamentali per il lavoro e il futuro economico del Cantone”.

Anche la sezione di Locarno ha espresso solidarietà, Fabrizio Sirica con una mozione ha chiesto che Locarno aiuti i lavoratori.

Poi sono arrivati i comunisti, con un’interrogazione firmata da Massimiliano Ay, che chiede al Governo, tra le altre domande, che garanzie ci siano che non verrà assunto personale a condizioni salariali peggiori. La sezione locarnese ha inveito sottolineando il fatto che i dipendenti hanno saputo del licenziamento dai media.

Ed infine il Partito Operaio e Popolare, che sostiene il bisogno di proseguire lo sciopero anche dopo l’incontro di ieri coi due Ministri, e lancia un duro attacco verso le privatizzazioni: “Ci opponiamo invece alla soluzione studiata dall’ente turistico e dai borghesi, nelle sale della lobby del turismo, di liberalizzare la navigazione sul lago Maggiore permettendo ai privati, amici loro, di arricchirsi come fa la famiglia Ferrazzini sul lago Ceresio da due generazioni, per gentile concessione dello Stato. Sembrerebbe un’esagerazione tipica di chi vuole fare scalpore, ma poi nei fatti, come sempre in Ticino (vedi Palacinema Locarno) sono sempre i soliti a ricevere gli appalti, il Ferrazzini infatti è già in prima linea e il sindaco di Ascona e la sua banda pure. Ci sono addirittura dei precedenti in cui da Ascona è stato effettuato un servizio commerciale verso le Isole di Brissago in barba alla Convenzione tra stati, per cui è evidente che dietro il licenziamento c’è la privatizzazione a favore dei borghesi Svizzeri che la sognano da anni. Quando si privatizza significa togliere a tutti un una proprietà per offrirla al miglior offerente che poi potrà lucrarci a piacimento, significa che pochissimi ci guadagnano e praticamente tutti ci perdono, significa che tutti e tutte siamo toccati. Chiunque non ha nulla da guadagnare dalla privatizzazione deve contribuire alla lotta dei 37 scioperanti che con grandissimo coraggio hanno tenuto la testa alta e incrociato le braccia per il lavoro e la dignità”.

Insomma, da parte italiana si era parlato di volontà di far entrare i privati… Ma in fondo, parlare di colpe in situazioni del genere non è mai facile, e forse non è neppure il fattore più importante. Urge trovare una soluzione, e si sta lavorando in questo senso. Nel frattempo, lo sciopero prosegue.

Foto tratta dal profilo Facebook di Manuele Bertoli
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