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Il Papa e le Olimpiadi: quella tregua che era considerata sacra
Gli antichi greci la chiamavano “ekecheiria”, letteralmente “tenere ferma la mano”, e stava ad indicare la cessazione delle ostilità belliche in occasione dei giochi

di Don Gianfranco Feliciani

Gli antichi greci la chiamavano “ekecheiria”, letteralmente “tenere ferma la mano”, e stava ad indicare la tregua, la cessazione delle ostilità belliche in occasione delle Olimpiadi. I greci ospitarono le Olimpiadi per quasi 600 anni e, quando i giochi venivano annunciati, gli ambasciatori della tregua di Olimpia si recavano in tutte le nazioni e città-stato partecipanti per chiedere la deposizione delle armi. La tregua era considerata sacra.

È in riferimento a questa antica tradizione di pace che Leone XIV, all’Angelus di domenica scorsa, ha invocato una “tregua olimpica” per le Olimpiadi di Milano Cortina e per i Giochi paralimpici: «Queste grandi manifestazioni sportive – ha esortato il papa – costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo anche il senso della tregua olimpica, antichissima usanza che accompagna lo svolgimento dei giochi. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli, e sono posti in autorità, sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo».

All’esortazione del pontefice ha risposto in piena sintonia il presidente italiano Sergio Mattarella: «Chiediamo, con ostinata determinazione, che la tregua olimpica venga ovunque rispettata. Un grande evento globale come quello delle Olimpiadi lancia un messaggio al nostro tempo così difficile. Lo sport accoglie, produce gioia, passione, speranza, è rispetto per l’altro».

Le Olimpiadi sono un evento sportivo mondiale fatto di allenamenti, disciplina, impegno, incontri, dialoghi, amicizia e fraternità, dove i principali protagonisti sono i giovani, coloro che faranno la storia di domani. Quale formidabile occasione per costruire la pace nel mondo. Diceva quel grande uomo di pace che è stato Nelson Mandela: «Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di unire la gente, parla una lingua che tutti capiscono». Il cuore si apre alla speranza.

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