"L’immigrazione non è una piaga da sanare, ma una sfida e un’opportunità da accogliere e gestire con intelligenza"

di Don Gianfranco Feliciani
Domenica prossima saremo chiamati ad esprimerci sull’Iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)”. Per il Consiglio federale e il Parlamento l’iniziativa crea insicurezza e mette in pericolo la stabilità della Svizzera. È dannosa per l’economia, minaccia il benessere e la sicurezza interna e causa notevoli costi alla Confederazione e ai Cantoni. Inoltre mette in discussione la via bilaterale con l’Unione europea come pure la tradizione umanitaria del nostro Paese. Per il comitato d’iniziativa l’immigrazione attuale è massiccia. Le conseguenze sono penuria di alloggi, aumento delle pigioni, cementificazione del paesaggio, ingorghi e treni sovraffollati, aumento della criminalità, un settore sanitario in difficoltà e la diminuzione della qualità dell’istruzione.
A questo punto una domanda cruciale si impone: quale Svizzera vogliamo?
Il discorso del 2 giugno di Sergio Mattarella per la Festa della Repubblica mi ha colpito. Vale anche per noi svizzeri. Abbiamo la memoria corta e dimentichiamo chi siamo e da dove veniamo. Noi siamo frutto di incroci e migrazioni, dai longobardi agli albanesi. Mattarella fa risalire questa tradizione all’Impero romano. Metà della popolazione dell’antica Roma era di origine nordafricana e tra le cause della sua grandezza vi è stata la capacità di attrazione nei confronti degli stranieri. Lo stesso vale oggi per gli USA, con buona pace di Donald Trump.
L’immigrazione non è una piaga da sanare, ma una sfida e un’opportunità da accogliere e gestire con intelligenza. È un fenomeno irreversibile che va affrontato con grande lucidità, tenendo insieme accoglienza e lotta ai trafficanti di esseri umani, integrazione e punizione di chi commette reati. La Svizzera si trova in Europa, nel mondo, non è un’isola felice fuori dalla realtà. Siamo tutti sulla stessa barca – non dimentichiamo i mesi del Covid, quando senza i frontalieri la nostra sanità sarebbe andata allo sbando! – e, come disse Martin Luther King Jr.: “O ci salveremo tutti come fratelli o moriremo tutti come idioti”.
La paura della gente va certamente ascoltata e studiata – mai strumentalizzata – per poi impegnarsi a risolverla con realismo e con un progetto di futuro e di pace.