IL BLOG DI DON GIANFRANCO
Papa Leone e la Sagrada Familia
Don Feliciani: "Mai come in questi tempi inquieti e tormentati avvertiamo il bisogno di questa bellezza: la bellezza dell’amore"

Di Don Gianfranco Feliciani

A Barcellona, mercoledì scorso, Leone XIV ha benedetto la torre centrale della “Sagrada Família”, una chiesa che sembra una foresta celeste. La torre è dedicata a Gesù Cristo e, con i suoi 172 metri e mezzo, rende la basilica la chiesa più alta del mondo.

L’architetto catalano che l’ha progettata, Antoni Gaudí, morto esattamente un secolo fa, fece in tempo a vedere soltanto la cripta, una delle tre facciate e quattro torri. Aveva però lasciato modelli, disegni, appunti e numerosi giovani collaboratori che avrebbero proseguito la costruzione di questo meraviglioso e grandioso edificio. Gaudí era certo che il suo sogno si sarebbe concretizzato.

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di visitare questo suggestivo capolavoro dell’arte moderna. Un’emozione indimenticabile. L’originalità, l’ampiezza, la luminosità, i colori e la molteplicità dei simboli presenti nella basilica infondono ai visitatori – circa 15 mila al giorno – un senso irresistibile di meraviglia che lascia senza fiato. È impossibile sottrarsi all’incanto di una bellezza tanto straordinaria.

Lo stesso Gaudí ne era consapevole, tanto da ammettere candidamente: “In questa chiesa anche i miscredenti si convertiranno a Dio”.

Ricordo ancora il commento di una guida locale: “Sembra una cattedrale gotica che abbia dormito per secoli in fondo al mare e ne sia riemersa incrostata di conchiglie e di tesori”.

Ritornai più volte alla “Sagrada Família” durante il mio breve soggiorno spagnolo e sentivo continuamente affiorare alla mente e al cuore la celebre espressione dello scrittore russo Dostoevskij, contenuta nel romanzo L’idiota: “La bellezza salverà il mondo!”.

Dostoevskij alludeva alla bellezza di Gesù Cristo, crocifisso e risorto, all’Agnello di Dio, mite e innocente, che toglie i peccati del mondo. La croce che svetta sulla torre centrale della basilica poggia infatti su una scultura raffigurante un Agnello.

Mai come in questi tempi inquieti e tormentati avvertiamo il bisogno di questa bellezza: la bellezza dell’amore.

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