Cronaca
08.02.2018 - 17:590
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:51

"Mi dicevano che ero un mostro, non vedevo l'ora di cambiare scuola". "Non provate vergogna a reagire, nessuno ha il diritto di insultare o umiliare". Le vittime di bullismo e il loro calvario

Altre tre ragazze si raccontano. Per una, la liberazione è avvenuta solo con l'iscrizione all'università, "il giorno più bello della mia vita". Un'altra non voleva andare a scuola, la terza è stata tartassata anche per email. "Non avere vestiti all'ultima moda o sapere le cose per loro era una discriminante"

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BELLINZONA – “Perché mi prendevano di mira?  Perché ero una nuova: tutti gli episodi di bullismo si sono verificati quando ho cambiato scuola o capitavo in una classe nuova. Di solito quando sei nuovo e arrivi in una classe già formata, o dove si sono creati dei “gruppetti”, è anche più facile cadere vittima dei bulli”.

Episodi che ti marchiano, che ti rimangono dentro, anche se poi li superi. “Cosa mi facevano? Di tutto e di più e per scriverlo non basterebbe nemmeno un libro: di solito mi prendevano in giro per il mio aspetto fisico, dicendomi che ero brutta, che ero un mostro e cose simili, ma mi sono capitati anche episodi in cui i bulli si sono spinti oltre. Per esempio, alle elementari uno dei loro scherzi preferiti era quello di gettarmi le pantofole nei gabinetti dei maschi, mentre alle medie è anche successo che mi hanno rubato tutto il materiale”, ci racconta una giovane donna, R..

L’aspetto fisico: il tallone d’Achille a cui si aggrappavano in molti. Un’altra ragazza, T., ci spiega che era vittima dei bulli “per il mio aspetto, appunto, poi perché non avevo i vestiti all’ultima moda, non dicevo parolacce, non avevo amici… non ero come volevano che fossi. O addirittura mi prendevano in giro perché sapevano più cose di loro”. Già, chi studia e ha voglia di emergere sovente non è visto di buon occhio, pena l’esclusione dal gregge.

Per C. addirittura, oltre a disegni odiosi alla lavagna, denigrazioni e sfottò, riceveva anche email. dove mi insultava, mi diceva che ero brutta che non valevo niente e che tutti i compagni mi odiavano e che stavo antipatica a tutti e che ero una povera "sfigata". Ovviamente io essendo una ragazza timidissima e ai tempi non molto capace di auto difendersi. Tra le tante e-mail che avevo ricevuto c'è ne era uno in particolare dove mi minacciava dicendomi: che se l'avessi guardato ancora una volta in faccia mi avrebbe tirato una sberla”. Se altre volte era stato solo rimproverato, dopo l’ultimo episodio viene punito, messo a pulire i piazzali.

Come fare a uscirne? La prima interlocutrice spiega che ha semplicemente aspettato, “praticamente ho sempre aspettato di cambiare scuola. Alle elementari non aspettavo altro che di andare alle medie, alle medie di andare al liceo e, una volta al liceo, di passare subito all'università. E quando ho cominciato l'uni, è stato il giorno più bello della mia vita”: quello della liberazione, finalmente, per R.

“Ovviamente non era facile andare avanti, perché dentro di te ti sentivi uno schifo e una nullità, poi essendo timida tenevo tutto dentro e non riuscivo mai a reagire da sola e per il fatto che chiedevo sempre aiuto venivo ancora di più derisa e quindi anche per questo che poi tenevo tutto dentro invece di parlare.  Se durante quei anni posso dire di essere riuscita ad andare avanti è grazie alla mia famiglia in particolare, a quelle poche compagne che mi sostenevano e mi aiutavano a reagire quando era necessario e poi a quei docenti che mi hanno aiutato facendomi sfogare”, spiega C. “Dopo che avevo finito le scuole medie, ho iniziato ad andare da una psicologa che mi ha aiutata tantissimo ad andare avanti ed a metabolizzare questo periodo facendolo diventare parte del passato e aiutandomi a farsi che potessi andare avanti. Crescendo e andando avanti dopo il periodo delle medie ho sentito varie persone che anche loro sono state vittime di bullismo o sono vittime di bullismo. A loro il consiglio che mi sentirei di dargli e di reagire di far intervenire docenti, genitori, amici o perché no anche la polizia se ci si trova fuori casa e non si sa a chi chiedere aiuto. Il secondo consiglio che mi sentirei di dare e di non provare assolutamente vergogna o paura a reagire, perché bisogna ricordarsi sempre che nessuno ma proprio nessuno ha il diritto di insultare, umiliare o denigrare una persona inutilmente e gratuitamente senza nessun motivo”.

Nessuno aiutava? “Purtroppo no. Alle elementari e alle medie, sia io che i miei genitori, abbiamo provato a segnalare i bulli, ma non abbiamo ottenuta risposta né dai direttori né dai maestri. Per quanto riguarda invece il liceo, anche se i docenti e la direttrice sapevano quello che stavo passando, non hanno fatto nulla, ma perché comunque bastavo io. Essendo la più grande della classe, non mi facevo problemi a rispondere a tono”, dice R.

T. invece ricorda che “alle medie tornavo spesso a casa piangendo e dicendo che non volevo più andare a scuola. Mia mamma mi esortava a smetterla e a non ascoltare gli altri. Era difficile, e non vedeva quanto stessi male”. Adesso per lei le cose vanno meglio, ha le amicizie “che servono”, anche se prevalgono quelle maschili.

La sofferenza è lontana, ma il senso di non valere niente, nelle nostre testimoni, è rimasto a lungo. E ora? “Alle elementari e alle medie ci soffrivo molto. Il discorso è però cambiato al liceo, perché essendo la più grande e avendo anche più esperienza, ero anche più in grado di gestire queste situazioni e di prenderle con maggiore filosofia. In genere non ci ripenso mai.

Sono anche mamme a denunciare episodi contro le figlie. Uno, per esempio, da brividi. “Mia figlia aveva appena perso il papà, da due settimane appena, e si è sentita dire che era ‘figlia di un b------o’. È durato per due anni, l’ho difesa con le unghie e con i denti”.

(I nomi sono noti alla redazione, abbiamo usato sigle per proteggere l’anonimato).

Paola Bernasconi
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