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27.02.2018 - 22:540
Aggiornamento: 19.06.2018 - 15:43

Noseda decide domani, anche la Sottocommissione si muove. Bertoli restituisce 21mila franchi e rinuncia al forfait del telefono, i leghisti pronti a ridare quanto incassato

Il Procuratore Generale ha sentito Bertoli, Beltraminelli e Zali e non ha ritenuto necessario ascoltare anche gli altri due Ministri: difficile un'accusa per abuso di autorità. Tutti e cinque compariranno davanti alla Sottocommissione. Intanto qualcuno fa dei passi verso la restituzione dei benefit

BELLINZONA – Domani è attesa una decisione di John Noseda in merito al caso dei rimborsi. Il pg ha sentito ieri tre dei cinque Ministri, Manuele Bertoli, Paolo Beltraminelli e Claudio Zali. Evidentemente le loro deposizioni, durate un’ora circa ciascuna, sono state ritenute sufficienti, perché Noseda ha deciso di non ascoltare i due Consiglieri di Stato restanti, come spiega liberatv.

Tutti e cinque saranno invece ascoltati alla Sottocomissione finanze che è stata incaricata dal Gran Consiglio di scoprire qualcosa in più sull’accaduto. I commissari hanno ricevuto tutto il materiale che era stato dato anche alla Procura (comprese con ogni probabilità le famose lettere del Controllo Cantonale delle Finanze), è stato sentito il capo del Controllo Cantonale delle Finanze e accadrà lo stesso coi Ministri.

Cosa accadrà, sui due fronti? Troppo presto per dire qualcosa su che conseguenze trarrà la Sottocommissione, non si sa neppure cosa farà Noseda: un nuovo decreto di abbandono o un’accusa? Improbabile in ogni caso che il procedimento, che ora è contro ignoti, diventi contro i Consiglieri di Stato: l’abuso di autorità appare lontane.

Intanto i membri dell’Esecutivo, pare, vogliano dimostrare la loro buona volontà nel porre rimedio a quanto successo, mostrando di non sapere di starsi impossessando di qualcosa che non spettava loro di legge. Ivo Durisch ha detto a TeleTicino che il suo Ministro Bertoli “ha restituito oltre 21mila franchi di gettoni e ha chiesto la sospensione del forfait telefonico”. Per Michele Guerra, anche i due leghisti, così come i colleghi in carica prima di loro, “sono già pronti a rimborsare quanto illegalmente ricevuto fatta salva la loro buona fede".
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